prodotti-italiaCalcolatori
Farmaci

Antibiotico-resistenza — un terzo dei morti europei è italiano

In Europa i batteri resistenti agli antibiotici causano oltre 670.000 infezioni e più di 35.000 decessi l'anno. Circa 11.000 avvengono in Italia — un terzo del totale europeo, in un paese che ha meno di un ottavo della popolazione dell'Unione.

Aggiornato il 28 agosto 2026 Circa 100 morti al giorno in UE Nessun dato inviato

Se un antibiotico ti è stato prescritto, va preso come indicato: questa pagina non è un motivo per interrompere una terapia in corso. Riguarda i comportamenti che precedono e seguono la prescrizione, che sono quelli su cui una persona può effettivamente decidere.

Le tue abitudini

Sono le quattro situazioni in cui una decisione individuale incide, e nessuna riguarda una terapia in corso.

Dove sta l'Italia

I dati del centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie collocano il paese al vertice della classifica europea, e la sproporzione è il dato che colpisce di più.

EuropaItalia
Infezioni da batteri resistenti, all'annooltre 670.000
Decessi attribuibili, all'annooltre 35.000circa 11.000
Quota della popolazione UEmeno di un ottavo

Circa un terzo dei decessi europei avviene in Italia. Il centro europeo osserva che l'impatto complessivo di questo fenomeno sulla salute è paragonabile a quello di influenza, tubercolosi e HIV messi insieme, e che nell'Unione muoiono quasi cento persone al giorno per queste infezioni.

Il carico maggiore viene da E. coli resistente alle cefalosporine di terza generazione, seguito da S. aureus resistente alla meticillina. Il peso è più alto nei neonati e negli ultrasessantacinquenni.

Il consumo

L'altro lato del fenomeno è quanto si usano questi farmaci, ed è coerente con il primo.

IndicatoreItaliaMedia europea
Dosi giornaliere per 1.000 abitanti17,516,4
Pazienti ricoverati che ricevono antibiotici44,7%33,7%
Infezioni contratte durante il ricovero8,2%6,5%

Sul consumo territoriale complessivo l'Italia è al settimo posto in Europa, con livelli superiori alla media di oltre il 15%. E il dato è in crescita: il 35,5% delle persone ha ricevuto almeno un antibiotico negli ultimi due anni, contro il 32,9% del periodo precedente.

La formula usata dall'agenzia italiana del farmaco per descrivere il meccanismo: «così il cane si morde la coda, perché l'uso così massiccio di antimicrobici fa nascere super-batteri resistenti agli stessi farmaci».

Le percentuali che spiegano l'urgenza

La sorveglianza nazionale segue alcuni patogeni chiave, e per due di essi i numeri italiani sono lontani dalla media europea.

PatogenoItaliaMedia UE
Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi26,5%13,3%
Enterococcus faecium resistente alla vancomicina32,5%19,8%
Acinetobacter resistente ai carbapenemi75,8%

Le differenze regionali sono ampie: per la prima voce si va da un dato nazionale del 26,5% a oltre il 58% in alcune regioni. I carbapenemi sono antibiotici di ultima linea: quando l'infezione è resistente a questi, le opzioni terapeutiche si riducono drasticamente.

La proiezione citata dall'agenzia del farmaco: se il trend non verrà interrotto, entro il 2050 l'antibiotico-resistenza potrebbe diventare la prima causa di morte in Italia, superando malattie cardiovascolari e tumori.

Che cosa dipende da chi legge

Una parte rilevante del fenomeno riguarda gli ospedali e le prescrizioni, cioè livelli su cui una persona non decide. Restano quattro cose su cui decide.

Le confezioni avanzate, se ci sono, si portano nei raccoglitori in farmacia.

Che cosa questa pagina non fa

Domande frequenti

Perché l'Italia compare sempre in cima a queste classifiche?

Perché la sproporzione tra la sua quota di popolazione e la sua quota di decessi è netta. In Europa i batteri resistenti causano oltre 670.000 infezioni e più di 35.000 decessi l'anno, e circa 11.000 di questi avvengono in Italia — un terzo del totale, in un paese che ha meno di un ottavo della popolazione dell'Unione. Il centro europeo osserva che l'impatto complessivo del fenomeno sulla salute è paragonabile a quello di influenza, tubercolosi e HIV messi insieme, e che nell'Unione muoiono quasi cento persone al giorno per queste infezioni.

Posso usare l'antibiotico che mi è avanzato?

No, per tre ragioni che si sommano. La scelta della molecola dipende dal batterio ipotizzato e dalla sede dell'infezione, non dal fatto che abbia funzionato in un'occasione precedente. La dose e la durata sono state stabilite per quell'episodio, non per uno nuovo. E il fatto stesso che sia avanzato significa che la terapia precedente non era stata completata oppure che ne era stata prescritta più del necessario. Le confezioni avanzate vanno portate nei raccoglitori presenti nelle farmacie.

Se sto meglio posso smettere prima?

La durata di una terapia antibiotica viene stabilita in base all'infezione e non a come ci si sente, ed è una decisione di chi prescrive. Se stai meglio prima della fine, la cosa da fare è chiederlo a chi te l'ha prescritta — che è una cosa diversa dall'interrompere di propria iniziativa. Vale la pena aggiungere che una conseguenza pratica dell'interruzione è ritrovarsi con una confezione avanzata in casa, cioè con la premessa dell'errore successivo, che è usarla per un episodio diverso.

Quanti antibiotici si usano in Italia rispetto agli altri paesi?

Più della media, in tutti gli indicatori disponibili. Il consumo è di 17,5 dosi giornaliere per mille abitanti contro una media europea di 16,4; sul consumo territoriale complessivo l'Italia è al settimo posto in Europa, con livelli superiori alla media di oltre il quindici per cento. In ospedale gli antibiotici vengono somministrati al 44,7% dei degenti contro una media europea del 33,7%, e le infezioni contratte durante il ricovero riguardano l'8,2% dei pazienti contro il 6,5% europeo. Il dato è inoltre in crescita: il 35,5% delle persone ha ricevuto almeno un antibiotico negli ultimi due anni, contro il 32,9% del periodo precedente.

Che cosa significa resistenza agli antibiotici di ultima linea?

Significa che le opzioni terapeutiche si riducono drasticamente. I carbapenemi sono una classe di ultima linea, usata quando le altre non funzionano: in Italia la Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi è al 26,5% contro una media europea del 13,3%, con punte oltre il 58% in alcune regioni, e l'Acinetobacter resistente ai carbapenemi è al 75,8%. Quando un'infezione è resistente anche a questi farmaci, quello che resta è molto poco. È il motivo per cui la proiezione citata dall'agenzia del farmaco indica che, senza un'inversione di tendenza, entro il 2050 l'antibiotico-resistenza potrebbe diventare la prima causa di morte in Italia.

Da leggere insieme a questo

Sulla prescrizione pediatrica i dati italiani mostrano lo stesso quadro: uso inappropriato oltre il 24% per quasi tutte le condizioni studiate.

Fonte e metodo

Fonte
Rapporti di sorveglianza del centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e dell'agenzia italiana del farmaco; sorveglianza nazionale AR-ISS
Dato europeo
Oltre 670.000 infezioni da batteri resistenti e più di 35.000 decessi attribuibili all'anno; quasi 100 decessi al giorno nell'Unione
Dato italiano
Circa 11.000 decessi attribuibili l'anno, pari a circa un terzo del totale europeo
Confronto di impatto
Il centro europeo indica un impatto sulla salute paragonabile a quello di influenza, tubercolosi e HIV messi insieme
Andamento
Casi passati da 685.433 nel 2016 a 865.767 nel 2019, con stima in calo a 801.517 nel 2020; decessi attribuibili da 30.730 nel 2016 a 38.710 nel 2019 e 35.813 nel 2020
Patogeni con carico maggiore
E. coli resistente alle cefalosporine di terza generazione, seguito da S. aureus resistente alla meticillina; carico più alto nei neonati e negli ultrasessantacinquenni
Consumo italiano
17,5 dosi giornaliere per 1.000 abitanti contro una media UE di 16,4; settimo posto per consumo territoriale, oltre il 15% sopra la media europea
Dati ospedalieri
Antibiotici somministrati al 44,7% dei degenti contro una media europea del 33,7%; infezioni contratte durante il ricovero nell'8,2% dei pazienti contro il 6,5% europeo
Andamento nella popolazione
35,5% delle persone ha ricevuto almeno un antibiotico negli ultimi due anni, contro il 32,9% del periodo precedente
Sorveglianza nazionale
Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi 26,5% contro media UE 13,3%, con punte oltre il 58% in alcune regioni; Enterococcus faecium resistente alla vancomicina 32,5% contro 19,8%; Acinetobacter resistente ai carbapenemi 75,8%
Proiezione
Senza inversione del trend, entro il 2050 l'antibiotico-resistenza potrebbe diventare la prima causa di morte in Italia, superando malattie cardiovascolari e tumori
Limiti
Non stima contributi individuali; non indica terapie; non affronta l'uso veterinario e in agricoltura, che è una componente rilevante del fenomeno
Pubblicato
28 agosto 2026
Ultima revisione
28 agosto 2026
Prossima revisione
febbraio 2027

Questo strumento non formula diagnosi e non sostituisce il parere del medico. Vedi l'avviso medico.