Antibiotico-resistenza — un terzo dei morti europei è italiano
In Europa i batteri resistenti agli antibiotici causano oltre 670.000 infezioni e più di 35.000 decessi l'anno. Circa 11.000 avvengono in Italia — un terzo del totale europeo, in un paese che ha meno di un ottavo della popolazione dell'Unione.
Se un antibiotico ti è stato prescritto, va preso come indicato: questa pagina non è un motivo per interrompere una terapia in corso. Riguarda i comportamenti che precedono e seguono la prescrizione, che sono quelli su cui una persona può effettivamente decidere.
Le tue abitudini
Sono le quattro situazioni in cui una decisione individuale incide, e nessuna riguarda una terapia in corso.
Risultato
| Comportamento | Esito |
|---|
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Dove sta l'Italia
I dati del centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie collocano il paese al vertice della classifica europea, e la sproporzione è il dato che colpisce di più.
| Europa | Italia | |
|---|---|---|
| Infezioni da batteri resistenti, all'anno | oltre 670.000 | — |
| Decessi attribuibili, all'anno | oltre 35.000 | circa 11.000 |
| Quota della popolazione UE | — | meno di un ottavo |
Circa un terzo dei decessi europei avviene in Italia. Il centro europeo osserva che l'impatto complessivo di questo fenomeno sulla salute è paragonabile a quello di influenza, tubercolosi e HIV messi insieme, e che nell'Unione muoiono quasi cento persone al giorno per queste infezioni.
Il carico maggiore viene da E. coli resistente alle cefalosporine di terza generazione, seguito da S. aureus resistente alla meticillina. Il peso è più alto nei neonati e negli ultrasessantacinquenni.
Il consumo
L'altro lato del fenomeno è quanto si usano questi farmaci, ed è coerente con il primo.
| Indicatore | Italia | Media europea |
|---|---|---|
| Dosi giornaliere per 1.000 abitanti | 17,5 | 16,4 |
| Pazienti ricoverati che ricevono antibiotici | 44,7% | 33,7% |
| Infezioni contratte durante il ricovero | 8,2% | 6,5% |
Sul consumo territoriale complessivo l'Italia è al settimo posto in Europa, con livelli superiori alla media di oltre il 15%. E il dato è in crescita: il 35,5% delle persone ha ricevuto almeno un antibiotico negli ultimi due anni, contro il 32,9% del periodo precedente.
La formula usata dall'agenzia italiana del farmaco per descrivere il meccanismo: «così il cane si morde la coda, perché l'uso così massiccio di antimicrobici fa nascere super-batteri resistenti agli stessi farmaci».
Le percentuali che spiegano l'urgenza
La sorveglianza nazionale segue alcuni patogeni chiave, e per due di essi i numeri italiani sono lontani dalla media europea.
| Patogeno | Italia | Media UE |
|---|---|---|
| Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi | 26,5% | 13,3% |
| Enterococcus faecium resistente alla vancomicina | 32,5% | 19,8% |
| Acinetobacter resistente ai carbapenemi | 75,8% | — |
Le differenze regionali sono ampie: per la prima voce si va da un dato nazionale del 26,5% a oltre il 58% in alcune regioni. I carbapenemi sono antibiotici di ultima linea: quando l'infezione è resistente a questi, le opzioni terapeutiche si riducono drasticamente.
La proiezione citata dall'agenzia del farmaco: se il trend non verrà interrotto, entro il 2050 l'antibiotico-resistenza potrebbe diventare la prima causa di morte in Italia, superando malattie cardiovascolari e tumori.
Che cosa dipende da chi legge
Una parte rilevante del fenomeno riguarda gli ospedali e le prescrizioni, cioè livelli su cui una persona non decide. Restano quattro cose su cui decide.
- Non usare avanzi. Una confezione avanzata significa che la terapia precedente non era stata completata, oppure che ne era stata prescritta più del necessario. Riutilizzarla per un episodio successivo significa scegliere da soli il farmaco, la dose e la durata.
- Non assumerne senza prescrizione. La scelta della molecola dipende dal batterio ipotizzato e dalla sede dell'infezione, non dal fatto che «l'altra volta ha funzionato».
- Non chiederlo per un'infezione virale. Su un virus non ha effetto, e la maggior parte delle infezioni respiratorie invernali è virale.
- Non interrompere di propria iniziativa. Se si sta meglio prima della fine, la domanda va a chi ha prescritto: la durata dipende dall'infezione, non dalla sensazione.
Le confezioni avanzate, se ci sono, si portano nei raccoglitori in farmacia.
Che cosa questa pagina non fa
- Non è un motivo per rifiutare un antibiotico prescritto: quando serve, serve, e non prenderlo è a sua volta un rischio.
- Non stima il tuo contributo personale al fenomeno, che non è una quantità calcolabile.
- Non indica quali antibiotici usare né per quanto tempo: sono decisioni cliniche.
- Non affronta l'uso veterinario e in agricoltura, che è una componente rilevante del problema.
- Non riguarda le infezioni ospedaliere se non per citarne i dati: la loro prevenzione dipende dalle strutture.
Domande frequenti
Perché l'Italia compare sempre in cima a queste classifiche?
Perché la sproporzione tra la sua quota di popolazione e la sua quota di decessi è netta. In Europa i batteri resistenti causano oltre 670.000 infezioni e più di 35.000 decessi l'anno, e circa 11.000 di questi avvengono in Italia — un terzo del totale, in un paese che ha meno di un ottavo della popolazione dell'Unione. Il centro europeo osserva che l'impatto complessivo del fenomeno sulla salute è paragonabile a quello di influenza, tubercolosi e HIV messi insieme, e che nell'Unione muoiono quasi cento persone al giorno per queste infezioni.
Posso usare l'antibiotico che mi è avanzato?
No, per tre ragioni che si sommano. La scelta della molecola dipende dal batterio ipotizzato e dalla sede dell'infezione, non dal fatto che abbia funzionato in un'occasione precedente. La dose e la durata sono state stabilite per quell'episodio, non per uno nuovo. E il fatto stesso che sia avanzato significa che la terapia precedente non era stata completata oppure che ne era stata prescritta più del necessario. Le confezioni avanzate vanno portate nei raccoglitori presenti nelle farmacie.
Se sto meglio posso smettere prima?
La durata di una terapia antibiotica viene stabilita in base all'infezione e non a come ci si sente, ed è una decisione di chi prescrive. Se stai meglio prima della fine, la cosa da fare è chiederlo a chi te l'ha prescritta — che è una cosa diversa dall'interrompere di propria iniziativa. Vale la pena aggiungere che una conseguenza pratica dell'interruzione è ritrovarsi con una confezione avanzata in casa, cioè con la premessa dell'errore successivo, che è usarla per un episodio diverso.
Quanti antibiotici si usano in Italia rispetto agli altri paesi?
Più della media, in tutti gli indicatori disponibili. Il consumo è di 17,5 dosi giornaliere per mille abitanti contro una media europea di 16,4; sul consumo territoriale complessivo l'Italia è al settimo posto in Europa, con livelli superiori alla media di oltre il quindici per cento. In ospedale gli antibiotici vengono somministrati al 44,7% dei degenti contro una media europea del 33,7%, e le infezioni contratte durante il ricovero riguardano l'8,2% dei pazienti contro il 6,5% europeo. Il dato è inoltre in crescita: il 35,5% delle persone ha ricevuto almeno un antibiotico negli ultimi due anni, contro il 32,9% del periodo precedente.
Che cosa significa resistenza agli antibiotici di ultima linea?
Significa che le opzioni terapeutiche si riducono drasticamente. I carbapenemi sono una classe di ultima linea, usata quando le altre non funzionano: in Italia la Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi è al 26,5% contro una media europea del 13,3%, con punte oltre il 58% in alcune regioni, e l'Acinetobacter resistente ai carbapenemi è al 75,8%. Quando un'infezione è resistente anche a questi farmaci, quello che resta è molto poco. È il motivo per cui la proiezione citata dall'agenzia del farmaco indica che, senza un'inversione di tendenza, entro il 2050 l'antibiotico-resistenza potrebbe diventare la prima causa di morte in Italia.
Da leggere insieme a questo
Sulla prescrizione pediatrica i dati italiani mostrano lo stesso quadro: uso inappropriato oltre il 24% per quasi tutte le condizioni studiate.
Fonte e metodo
- Fonte
- Rapporti di sorveglianza del centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e dell'agenzia italiana del farmaco; sorveglianza nazionale AR-ISS
- Dato europeo
- Oltre 670.000 infezioni da batteri resistenti e più di 35.000 decessi attribuibili all'anno; quasi 100 decessi al giorno nell'Unione
- Dato italiano
- Circa 11.000 decessi attribuibili l'anno, pari a circa un terzo del totale europeo
- Confronto di impatto
- Il centro europeo indica un impatto sulla salute paragonabile a quello di influenza, tubercolosi e HIV messi insieme
- Andamento
- Casi passati da 685.433 nel 2016 a 865.767 nel 2019, con stima in calo a 801.517 nel 2020; decessi attribuibili da 30.730 nel 2016 a 38.710 nel 2019 e 35.813 nel 2020
- Patogeni con carico maggiore
- E. coli resistente alle cefalosporine di terza generazione, seguito da S. aureus resistente alla meticillina; carico più alto nei neonati e negli ultrasessantacinquenni
- Consumo italiano
- 17,5 dosi giornaliere per 1.000 abitanti contro una media UE di 16,4; settimo posto per consumo territoriale, oltre il 15% sopra la media europea
- Dati ospedalieri
- Antibiotici somministrati al 44,7% dei degenti contro una media europea del 33,7%; infezioni contratte durante il ricovero nell'8,2% dei pazienti contro il 6,5% europeo
- Andamento nella popolazione
- 35,5% delle persone ha ricevuto almeno un antibiotico negli ultimi due anni, contro il 32,9% del periodo precedente
- Sorveglianza nazionale
- Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi 26,5% contro media UE 13,3%, con punte oltre il 58% in alcune regioni; Enterococcus faecium resistente alla vancomicina 32,5% contro 19,8%; Acinetobacter resistente ai carbapenemi 75,8%
- Proiezione
- Senza inversione del trend, entro il 2050 l'antibiotico-resistenza potrebbe diventare la prima causa di morte in Italia, superando malattie cardiovascolari e tumori
- Limiti
- Non stima contributi individuali; non indica terapie; non affronta l'uso veterinario e in agricoltura, che è una componente rilevante del fenomeno
- Pubblicato
- 28 agosto 2026
- Ultima revisione
- 28 agosto 2026
- Prossima revisione
- febbraio 2027
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