Scadenza — due diciture che sembrano uguali e non lo sono
Sulle confezioni compaiono due formule che quasi tutti trattano come sinonimi: «da consumarsi entro» e «da consumarsi preferibilmente entro». Nel diritto alimentare europeo sono cose diverse — una parla di sicurezza, l'altra di qualità — e l'equivoco è una delle cause principali dello spreco domestico.
Su un punto questa pagina non ammette sfumature: un alimento oltre la data di scadenza non va consumato, indipendentemente da come appare o da come è stato conservato. La distinzione descritta qui riguarda quale delle due diciture stai leggendo, non un margine di tolleranza sulla scadenza.
Che cosa hai in mano
La prima cosa da guardare è la formula esatta stampata sulla confezione: la differenza sta in una parola.
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Due categorie giuridiche diverse
La distinzione è fissata dal regolamento europeo sull'informazione ai consumatori e non è una questione di stile.
| «Da consumarsi entro» | «Da consumarsi preferibilmente entro» | |
|---|---|---|
| Nome tecnico | Data di scadenza | Termine minimo di conservazione |
| Riguarda | La sicurezza | La qualità |
| Su quali alimenti | Molto deperibili dal punto di vista microbiologico | Tutti gli altri |
| Oltre la data | L'alimento è considerato a rischio | Può aver perso qualità, non sicurezza |
| Vendita | Vietata | Non vietata di per sé |
La data di scadenza è prescritta unicamente per gli alimenti il cui consumo oltre una certa data comporterebbe un pericolo immediato per la salute. Superata quella data, la normativa europea considera l'alimento a rischio: è una presunzione di legge, non una valutazione caso per caso. Un alimento è scaduto dal giorno successivo a quello indicato.
Il termine minimo di conservazione dice un'altra cosa: è la data fino alla quale il prodotto conserva le sue proprietà specifiche, in adeguate condizioni di conservazione. Superarlo non rende l'alimento scaduto. Più ci si allontana dalla data, più vengono meno i requisiti di qualità — sapore, profumo, consistenza — senza che sia intaccata la sicurezza.
Il formato della data lo rivela
C'è un indizio che permette di riconoscere subito di quale delle due si tratta, anche senza leggere la formula: il livello di precisione.
- Data di scadenza: sempre giorno, mese ed eventualmente anno. La precisione al giorno è coerente con una soglia di sicurezza.
- Termine minimo di conservazione: la precisione dipende dalla durata. Giorno e mese sotto i tre mesi, mese e anno tra tre e diciotto mesi, solo l'anno oltre i diciotto mesi.
Se su una confezione compare solo un mese o solo un anno, non stai guardando una scadenza: nessun alimento a rischio microbiologico potrebbe essere datato con quella approssimazione.
Quanto costa l'equivoco
La maggior parte dei consumatori interpreta le due formule quasi come sinonimi, con conseguenze economiche e ambientali rilevanti: prodotti perfettamente sicuri finiscono nella spazzatura perché hanno superato una data che parlava di sapore.
Una campagna europea ha proposto di aggiungere accanto al termine minimo la dicitura «spesso buono oltre», seguita dall'invito a osservare, annusare, assaggiare. La Commissione europea ha ripreso la proposta.
I risultati riportati dopo un anno di sperimentazione in Danimarca: il 70% dei consumatori si dichiarava più consapevole del tema e il 60% di aver sprecato meno cibo.
Sul piano normativo italiano, dal 2016 una legge dedicata alla lotta allo spreco ha semplificato le procedure di donazione, consentendo di donare anche prodotti che hanno superato il termine minimo di conservazione, purché siano sicuri e correttamente conservati. Un alimento oltre la data di scadenza, invece, non può essere né venduto né donato.
Due dettagli che sfuggono
- Nelle confezioni multiple — i multipack di mozzarelle, le confezioni con più vasetti di yogurt — la data di scadenza deve comparire su ogni singola porzione preconfezionata, non solo sull'imballaggio esterno. Se la trovi solo fuori, vale la pena controllare.
- Un alimento scaduto, o prossimo alla scadenza, non va congelato. Il congelamento ferma il deterioramento ma non annulla quello già avvenuto: quello che è scaduto resta scaduto anche dopo mesi in freezer.
Che cosa questa pagina non fa
- Non autorizza a consumare alimenti oltre la data di scadenza, in nessuna condizione.
- Non valuta il singolo prodotto: l'ispezione visiva e olfattiva è un criterio grossolano, e alcune contaminazioni non sono percepibili.
- Non riguarda gli alimenti sfusi né quelli preparati in casa, che non hanno queste diciture.
- Non si applica a chi ha condizioni particolari: in gravidanza, in età avanzata e nelle persone immunodepresse la prudenza richiesta è maggiore.
- Non sostituisce le indicazioni di conservazione riportate in etichetta, che sono obbligatorie e specifiche del prodotto.
Domande frequenti
Posso mangiare un prodotto che ha superato il «preferibilmente entro»?
In linea di principio sì, ed è esattamente ciò che distingue quella formula dalla scadenza vera e propria: il termine minimo di conservazione indica fino a quando il prodotto mantiene le sue proprietà specifiche, non fino a quando è sicuro. Superarlo significa che sapore, profumo o consistenza possono essersi ridotti, non che l'alimento sia diventato pericoloso. Restano due condizioni: che la confezione sia integra e che il prodotto sia stato conservato come indicato. Ed è utile applicare il criterio che la campagna europea propone di stampare accanto alla dicitura: osservare, annusare, assaggiare.
Come faccio a capire quale delle due diciture è?
Leggendo la formula esatta, che differisce per una parola: «da consumarsi entro» è la scadenza, «da consumarsi preferibilmente entro» è il termine minimo di conservazione. C'è però un secondo indizio, che funziona anche a colpo d'occhio: la precisione della data. La scadenza è sempre indicata con giorno e mese; il termine minimo usa giorno e mese solo per prodotti che durano meno di tre mesi, poi passa a mese e anno fino a diciotto mesi, e oltre i diciotto mesi indica soltanto l'anno. Se vedi solo un mese o solo un anno, non stai guardando una scadenza.
Perché alcuni prodotti hanno la scadenza e altri no?
Perché la data di scadenza è prescritta unicamente per gli alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico, cioè quelli il cui consumo dopo un breve periodo potrebbe costituire un pericolo immediato per la salute: latticini freschi, carne e pesce confezionati e simili. Per tutti gli altri prodotti — pasta, riso, conserve, biscotti, prodotti secchi — il rischio microbiologico a breve termine non si pone, e la data indicata riguarda il decadimento delle caratteristiche organolettiche. È una distinzione fondata sulla natura del prodotto, non su una scelta del produttore.
Posso congelare qualcosa che sta per scadere?
No, e l'indicazione è esplicita: un alimento scaduto o prossimo alla scadenza non va congelato. Il congelamento rallenta o ferma i processi di deterioramento, ma non annulla quelli già avvenuti né elimina la carica microbica accumulata: quello che stava per scadere resta nella stessa condizione quando lo scongeli, mesi dopo. Il congelamento è uno strumento da usare quando il prodotto è ancora ampiamente entro la data, non un modo per guadagnare tempo su un alimento al limite.
Un negozio può vendere prodotti oltre il «preferibilmente entro»?
La vendita oltre il termine minimo di conservazione non è vietata di per sé, perché quella data riguarda la qualità e non la sicurezza — a differenza della data di scadenza, superata la quale la vendita è vietata e l'alimento è considerato a rischio per legge. Sul piano delle donazioni la normativa italiana è ancora più esplicita: dal 2016 una legge sullo spreco alimentare consente di donare prodotti che hanno superato il termine minimo, purché sicuri e correttamente conservati. È una distinzione che vale la pena conoscere anche come acquirente.
Da leggere insieme a questo
Le altre informazioni obbligatorie dell'etichetta seguono lo stesso regolamento europeo.
Fonte e metodo
- Riferimento normativo
- Regolamento UE 1169/2011, articolo 24 e allegato X; per la nozione di alimento a rischio, Regolamento CE 178/2002, articolo 14
- Data di scadenza
- Dicitura «da consumarsi entro»; prescritta unicamente per alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico; oltre la data l'alimento è considerato a rischio e non può essere venduto
- Decorrenza
- Un alimento è scaduto dal giorno successivo a quello indicato
- Termine minimo di conservazione
- Dicitura «da consumarsi preferibilmente entro»; indica la data fino alla quale il prodotto conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione
- Oltre il termine minimo
- Il prodotto non è scaduto: possono ridursi i requisiti di qualità senza che sia intaccata la sicurezza
- Formato della data di scadenza
- Giorno e mese, eventualmente anno
- Formato del termine minimo
- Giorno/mese sotto i 3 mesi di durata; mese/anno tra 3 e 18 mesi; solo anno oltre i 18 mesi
- Confezioni multiple
- La data di scadenza deve comparire su ogni singola porzione preconfezionata
- Congelamento
- Un alimento scaduto o prossimo alla scadenza non va congelato
- Donazioni
- Dal 2016 la normativa italiana sullo spreco alimentare consente di donare prodotti oltre il termine minimo, purché sicuri e correttamente conservati; gli alimenti scaduti non possono essere né venduti né donati
- Proposta europea
- Aggiungere accanto al termine minimo la dicitura «spesso buono oltre», con l'invito a osservare, annusare, assaggiare
- Limiti
- Nessuna autorizzazione a consumare alimenti scaduti; l'ispezione sensoriale è un criterio grossolano; prudenza maggiore in gravidanza, età avanzata e immunodepressione
- Pubblicato
- 28 agosto 2026
- Ultima revisione
- 28 agosto 2026
- Prossima revisione
- febbraio 2027
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