Probiotici — su centinaia di richieste, una sola approvata
All'autorità europea per la sicurezza alimentare sono state presentate centinaia di richieste di autorizzazione per i probiotici. Ne è stata approvata una, e riguarda la digestione del lattosio nello yogurt. L'Italia ha però adottato un'interpretazione propria — ed è il motivo per cui qui la parola «probiotico» compare sulle confezioni.
Questa pagina riguarda il quadro normativo e la lettura dell'etichetta, non l'efficacia clinica dei singoli prodotti. Chi usa probiotici su indicazione del medico — per esempio durante o dopo una terapia antibiotica — segue quell'indicazione, che tiene conto di elementi che una valutazione generale non contiene.
Leggi un'etichetta
La cosa più utile da controllare non è il numero di miliardi ma se il microrganismo è identificato fino al ceppo.
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Un solo claim, e non è quello che pensi
Nel sistema europeo un'affermazione salutistica su un alimento può comparire in etichetta solo se autorizzata dopo una valutazione scientifica. Per i probiotici sono state presentate centinaia di richieste.
Ne è stata autorizzata una sola, nel 2010, e riguarda la digestione del lattosio nello yogurt o nel latte fermentato contenente almeno cento milioni di unità formanti colonia per grammo di Lactobacillus bulgaricus e Streptococcus thermophilus vivi. Tutte le altre richieste sono state respinte o ritirate.
Il motivo di rigetto più frequente è stata la caratterizzazione insufficiente del microrganismo — ma in alcuni casi sono state respinte anche richieste su microrganismi ben caratterizzati, per insufficienza delle prove di effetto.
Ne è derivata una conseguenza singolare: poiché la Commissione europea considera la parola «probiotico» essa stessa un claim salutistico, e nessun claim è autorizzato, l'uso del termine in etichetta è diventato problematico in gran parte dell'Unione.
La strada italiana
L'Italia è stata tra i primi paesi europei a formulare una propria interpretazione che consente di usare il termine in etichetta. Le linee guida sono state pubblicate dal Ministero della Salute nel 2013 e riviste nel marzo 2018.
La posizione italiana è che le indicazioni sul contributo all'equilibrio della flora intestinale possano essere considerate informazioni di prodotto ammesse dalla direttiva sugli integratori alimentari, e non claim salutistici da autorizzare caso per caso.
È il motivo per cui un consumatore italiano trova sugli scaffali prodotti che si dichiarano probiotici, mentre in altri paesi dell'Unione gli stessi prodotti non possono usare quella parola. Le farmacie sono in Italia il principale canale di vendita.
La questione non è chiusa a livello europeo: un'associazione di produttori ha sostenuto che «probiotico» dovrebbe essere considerato una indicazione nutrizionale e non salutistica, cioè una semplice descrizione del prodotto. Nel dicembre 2024 il Mediatore europeo ha concluso che l'attuale insufficienza di prove scientifiche impedisce di sostenere claim salutistici per il termine.
Perché il ceppo conta più del numero
La pubblicità si concentra sui miliardi. Il dato che conta di più è un altro: quale microrganismo, identificato con quanta precisione.
Un microrganismo si identifica su tre livelli: genere, specie e ceppo. Gli effetti studiati in letteratura sono attribuiti a singoli ceppi, non a specie intere: due ceppi della stessa specie possono comportarsi in modo diverso.
Ne segue che un'etichetta che riporta solo «Lactobacillus acidophilus» non permette di collegare il prodotto a nessuno studio, perché non dice quale acidophilus. L'identificazione completa comprende una sigla — lettere e numeri dopo il nome della specie.
Non a caso, il motivo di rigetto più frequente delle richieste presentate all'autorità europea è stato proprio la caratterizzazione insufficiente del microrganismo.
Che cosa dice la letteratura
La valutazione complessiva è che i dati a sostegno dei probiotici nel trattamento o nella prevenzione di molti disturbi non siano conclusivi, e che la qualità delle prove sia generalmente considerata bassa.
Ci sono però aree in cui il quadro è meno sfavorevole: per le infezioni respiratorie le prove sono state descritte come più a sostegno di un potenziale valore terapeutico.
C'è anche un argomento strutturale che rende difficile dimostrare i benefici, sollevato da chi difende le decisioni dell'autorità europea: il regolamento vieta i claim medici, cioè le affermazioni che un alimento prevenga o curi una malattia. Senza quel divieto i produttori potrebbero aggirare le procedure previste per i farmaci. Ma il divieto è anche una finzione giuridica, perché promuovere la salute e prevenire la malattia sono in larga parte la stessa cosa — e questo restringe lo spazio in cui un beneficio può essere dimostrato e dichiarato.
Che cosa questa pagina non fa
- Non valuta l'efficacia dei singoli prodotti né dei singoli ceppi.
- Non dice di sospendere nulla, in particolare se indicato dal medico.
- Non riguarda gli usi clinici specifici, dove alcune indicazioni hanno un supporto diverso da quello dell'uso generico.
- Non affronta la sicurezza nelle persone immunodepresse o con condizioni particolari, dove la cautela è maggiore.
- Non è una guida all'acquisto: descrive che cosa un'etichetta può e non può dire.
Domande frequenti
Perché in Italia si può scrivere «probiotico» e altrove no?
Perché l'Italia ha adottato un'interpretazione propria della normativa europea. La Commissione europea considera il termine «probiotico» esso stesso un claim salutistico, e poiché nessun claim sui probiotici è stato autorizzato — su centinaia di richieste ne è passata una sola, sulla digestione del lattosio nello yogurt — l'uso della parola è diventato problematico in gran parte dell'Unione. Il Ministero della Salute italiano ha invece stabilito, con linee guida del 2013 riviste nel 2018, che le indicazioni sul contributo all'equilibrio della flora intestinale siano informazioni di prodotto ammesse dalla direttiva sugli integratori. Ne risulta che gli stessi prodotti si presentano diversamente a seconda del paese.
Che cosa devo guardare su un'etichetta?
L'identificazione del microrganismo, più del numero di miliardi. Un microrganismo si identifica su tre livelli — genere, specie e ceppo — e gli effetti studiati in letteratura sono attribuiti a singoli ceppi, non a specie intere: due ceppi della stessa specie possono comportarsi in modo diverso. Un'etichetta che riporta solo «Lactobacillus acidophilus» non permette di collegare il prodotto a nessuno studio, perché non dice quale acidophilus. L'identificazione completa comprende una sigla di lettere e numeri dopo il nome della specie. Non a caso il motivo di rigetto più frequente delle richieste europee è stata proprio la caratterizzazione insufficiente.
I miliardi di fermenti contano?
Contano, ma meno di quanto la comunicazione suggerisca, e per due ragioni. La prima è che senza sapere quale ceppo si stia assumendo, il numero non è collegabile a nessun risultato: la dose efficace studiata è specifica di ogni ceppo. La seconda è che il dato rilevante non è quanti microrganismi ci fossero alla produzione ma quanti ne restano vivi al momento del consumo: le etichette più informative dichiarano le unità formanti colonia garantite fino alla fine del periodo di conservazione, non alla produzione.
Se l'autorità europea li ha bocciati, non funzionano?
La conclusione è più stretta di così. Il rigetto riguarda la possibilità di dichiarare un effetto in etichetta secondo i criteri del regolamento, e il motivo più frequente è stata la caratterizzazione insufficiente del microrganismo — un problema di documentazione prima che di efficacia. Detto questo, la valutazione complessiva della letteratura è che i dati non siano conclusivi per molti disturbi e che la qualità delle prove sia generalmente bassa, con l'eccezione di alcune aree come le infezioni respiratorie dove il quadro è più favorevole. C'è poi un vincolo strutturale: il regolamento vieta i claim medici, e questo restringe lo spazio in cui un beneficio può essere dimostrato e dichiarato.
Servono durante gli antibiotici?
È uno degli usi più diffusi in Italia, dove le farmacie sono il principale canale di vendita e i farmacisti li propongono spesso in accompagnamento alla terapia antibiotica. Va detto che nessun claim relativo a questo uso è autorizzato a livello europeo, e che la valutazione complessiva delle prove per la maggior parte delle indicazioni è di qualità bassa. Se il probiotico ti è stato indicato dal medico insieme all'antibiotico, quella indicazione tiene conto del tuo caso e va seguita: questa pagina descrive il quadro generale e la lettura dell'etichetta, non sostituisce una valutazione clinica.
Da leggere insieme a questo
Anche sugli integratori multivitaminici la distanza tra quello che l'etichetta suggerisce e quello che gli studi mostrano è ampia.
Fonte e metodo
- Sistema europeo
- Un'affermazione salutistica può comparire in etichetta solo se autorizzata dopo valutazione scientifica
- Richieste sui probiotici
- Centinaia di dossier presentati; una sola autorizzazione, nel 2010
- Il claim autorizzato
- Digestione del lattosio per yogurt o latte fermentato con almeno 100 milioni di unità formanti colonia per grammo di Lactobacillus bulgaricus e Streptococcus thermophilus vivi
- Motivo di rigetto più frequente
- Caratterizzazione insufficiente del microrganismo; in alcuni casi respinte anche richieste su microrganismi ben caratterizzati
- Il termine stesso
- La Commissione europea considera «probiotico» un claim salutistico; non essendo autorizzato alcun claim, il termine è problematico in gran parte dell'Unione
- Posizione italiana
- Linee guida del Ministero della Salute del 2013, riviste nel marzo 2018: le indicazioni sull'equilibrio della flora intestinale sono informazioni di prodotto ammesse dalla direttiva sugli integratori
- Sviluppo recente
- Nel dicembre 2024 il Mediatore europeo ha concluso che l'insufficienza di prove scientifiche impedisce di sostenere claim salutistici per il termine
- Specificità di ceppo
- Gli effetti documentati sono attribuiti a singoli ceppi, identificati con genere, specie e sigla; due ceppi della stessa specie possono comportarsi diversamente
- Valutazione della letteratura
- Dati non conclusivi per molti disturbi, qualità delle prove generalmente bassa; quadro più favorevole per le infezioni respiratorie
- Vincolo strutturale
- Il regolamento vieta i claim medici; è stato osservato che la distinzione tra promozione della salute e prevenzione della malattia è in larga parte una finzione giuridica
- Limiti
- Non valuta l'efficacia dei singoli prodotti; non riguarda gli usi clinici specifici né la sicurezza nelle persone immunodepresse
- Pubblicato
- 28 agosto 2026
- Ultima revisione
- 28 agosto 2026
- Prossima revisione
- febbraio 2027
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