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Aderenza — metà di chi inizia una statina smette entro un anno

Nel 2003 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha scritto una frase che vale la pena rileggere: aumentare l'efficacia dell'aderenza alla terapia potrebbe avere un impatto sulla salute della popolazione maggiore di qualsiasi miglioramento medico specifico. Non un farmaco nuovo: prendere quelli che ci sono.

Aggiornato il 28 agosto 2026 Soglia 80% Nessun dato inviato

L'aderenza non è una questione di disciplina individuale. È un fenomeno che intreccia fattori clinici, psicologici, sociali e organizzativi, e coinvolge medici, infermieri, farmacisti, familiari e servizi. Questa pagina non serve a far sentire in colpa nessuno.

Che cosa rende difficile seguire la terapia

Le cause documentate sono di cinque tipi, e solo una riguarda la persona.

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Che cosa significa «aderente»

Non è una valutazione soggettiva: esiste una soglia usata in letteratura e nei rapporti nazionali. È considerato aderente chi assume la terapia per almeno l'80% del periodo di trattamento.

Accanto all'aderenza si misura la persistenza, cioè il mantenimento nel tempo. Ed è lì che il quadro peggiora: nell'ipertensione e nelle patologie croniche la persistenza si riduce di circa il 50% dopo appena sei mesi.

La formulazione attribuita a un ex responsabile della sanità pubblica statunitense: «la peggiore terapia è quella che, sebbene efficace, non viene assunta dai pazienti».

I numeri italiani

CondizioneAderenza
Diabetealta solo nel 23,9% dei pazienti
Asma e broncopneumopatia cronica20%
Ipertensione, assunzione continuativa55,1%

Per antipertensivi, anticoagulanti e antiaggreganti le percentuali sono migliori; le terapie per l'osteoporosi raggiungono livelli più alti.

Sulle statine il dato internazionale è netto: almeno il 50% dei pazienti interrompe la terapia entro un anno dall'inizio, e la percentuale aumenta considerando periodi più lunghi. Tra gli over 65, dopo due anni, l'aderenza in prevenzione primaria era del 25,4%.

Il costo stimato per il servizio sanitario è di circa 2 miliardi di euro l'anno, legato a ricoveri evitabili, complicanze e progressione delle malattie. Un aumento dell'aderenza anche solo del 15% potrebbe generare un risparmio di circa 300 milioni.

Che cosa cambia seguirla

Il confronto tra chi segue la terapia e chi non la segue mostra una differenza ampia.

EsitoRiduzione del rischio relativo
Eventi cardiovascolari39%
Mortalità per tutte le cause42%

Questi numeri vanno letti con una cautela precisa: vengono da confronti tra chi è aderente e chi non lo è, non da un'assegnazione casuale. Chi segue con costanza una terapia tende a differire per altre caratteristiche — attenzione generale alla salute, condizioni socioeconomiche, altre abitudini — e una parte della differenza osservata potrebbe dipendere da quelle anziché dal farmaco.

La direzione resta però coerente con quello che ci si aspetta, e con il fatto che la scarsa aderenza è indicata come la principale causa di non efficacia delle terapie per ipertensione e dislipidemie.

Le cause, e perché non sono una sola

Le fonti sono esplicite nel classificare le cause in cinque categorie, di cui una sola riguarda la persona.

CategoriaEsempi
SocioeconomicaCosti, accessibilità, condizioni di vita
Sistema sanitarioFollow-up inadeguato, scarsa informazione sulle terapie
CondizioneInconsapevolezza della malattia, decadimento cognitivo, depressione
TrattamentoComplessità del regime, numero di farmaci, effetti collaterali
PazienteConvinzioni, dimenticanze, priorità

Il paziente a maggior rischio è indicato come l'anziano in politerapia — cioè una persona in cui si sommano più categorie contemporaneamente.

Ne segue una conseguenza pratica: molte cause si risolvono parlandone. Un regime complicato può essere semplificato, un effetto collaterale può portare a cambiare molecola, un dubbio sull'utilità può essere chiarito. Nessuna di queste cose succede se il medico non sa che il problema esiste.

Il caso delle statine, di nuovo

Le statine tornano perché sono il punto in cui più fili di questa sezione si incontrano.

Non significa che i sintomi non esistano, e nemmeno che nessuno debba interrompere: significa che l'interruzione decisa da soli chiude una strada che poteva avere altre uscite — un'altra molecola, un'altra dose, una verifica.

Che cosa questa pagina non fa

Domande frequenti

Che cosa vuol dire essere «aderente» a una terapia?

Esiste una soglia usata in letteratura e nei rapporti nazionali: è considerato aderente chi assume la terapia per almeno l'ottanta per cento del periodo di trattamento. Accanto all'aderenza si misura la persistenza, cioè il mantenimento nel tempo, e lì il quadro è peggiore: nell'ipertensione e nelle patologie croniche la persistenza si riduce di circa il cinquanta per cento dopo appena sei mesi. In Italia l'aderenza risulta alta solo nel 23,9% dei pazienti diabetici e nel 20% di quelli con asma o broncopneumopatia cronica, mentre l'assunzione continuativa degli antipertensivi riguarda il 55,1%.

Quanto conta davvero seguire la terapia?

Il confronto tra chi la segue e chi non la segue mostra una riduzione del rischio relativo mediamente del trentanove per cento per gli eventi cardiovascolari e del quarantadue per cento per la mortalità per tutte le cause. Va però letto con una cautela precisa: questi numeri vengono da confronti osservazionali, non da assegnazione casuale, e chi segue con costanza una terapia tende a differire per altre caratteristiche — attenzione generale alla salute, condizioni socioeconomiche, altre abitudini. Una parte della differenza osservata potrebbe dipendere da quelle anziché dal farmaco.

Perché così tante persone smettono?

Perché le cause sono cinque e una sola riguarda la persona. Le fonti le classificano in fattori socioeconomici, fattori legati al sistema sanitario e al team di operatori, fattori legati alla condizione, al trattamento e al paziente. Tra gli esempi più comuni ci sono la complessità del trattamento, l'inconsapevolezza della malattia, il follow-up inadeguato, il decadimento cognitivo e la depressione, e la scarsa informazione sulle terapie. Il paziente a maggior rischio è indicato come l'anziano in politerapia, cioè una persona in cui più categorie si sommano contemporaneamente.

Perché le statine vengono citate così spesso?

Perché sono il punto in cui si incontrano tre elementi. Almeno metà dei pazienti interrompe la terapia entro un anno dall'inizio, e tra gli over 65 dopo due anni l'aderenza in prevenzione primaria era del 25,4%. L'intolleranza muscolare è indicata come uno dei principali determinanti dell'interruzione. E il contributo dell'aspettativa a quei sintomi, misurato confrontando le fasi in cieco e in aperto degli studi, va dal trentotto al settantotto per cento. Non significa che i sintomi non esistano, ma che interrompere da soli chiude una strada che poteva avere altre uscite.

Se seguirla è difficile, a chi conviene dirlo?

A chi l'ha prescritta, perché molte delle cause documentate si risolvono lì. Un regime complicato può essere semplificato, un effetto collaterale può portare a cambiare molecola, un dubbio sull'utilità può essere chiarito, e un problema di costo può avere alternative: nessuna di queste cose succede se chi prescrive non sa che il problema esiste. Vale la pena aggiungere il contesto: l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha scritto che aumentare l'efficacia dell'aderenza potrebbe avere un impatto sulla salute della popolazione maggiore di qualsiasi miglioramento medico specifico. Non è un problema individuale ma una responsabilità condivisa.

Da leggere insieme a questo

Sulle statine i due temi si intrecciano: l'intolleranza muscolare è la prima causa di interruzione, e una quota misurabile dipende dall'aspettativa.

Fonte e metodo

Definizione
È considerato aderente chi assume la terapia per almeno l'80% del periodo di trattamento; è la definizione più frequentemente usata in letteratura e nei rapporti nazionali
Persistenza
Il mantenimento dell'aderenza nel tempo si riduce di circa il 50% dopo appena sei mesi di terapia nell'ipertensione e nelle patologie croniche
Dichiarazione dell'OMS del 2003
Aumentare l'efficacia di aderenza alla terapia potrebbe avere un impatto sulla salute della popolazione maggiore di qualsiasi miglioramento medico specifico
Dati italiani
Aderenza alta solo nel 23,9% dei pazienti diabetici e nel 20% di quelli con asma o BPCO; assunzione continuativa di antipertensivi nel 55,1%; migliori le percentuali per anticoagulanti, antiaggreganti e osteoporosi
Statine
Almeno il 50% dei pazienti interrompe entro un anno dall'inizio, con percentuale in aumento su periodi più lunghi; tra gli over 65, dopo due anni, aderenza in prevenzione primaria del 25,4%
Effetto osservato
Nei soggetti con aderenza ottimale, riduzione del rischio relativo mediamente del 39% per gli eventi cardiovascolari e del 42% per la mortalità per tutte le cause
Cautela sui confronti
I dati provengono da confronti osservazionali tra aderenti e non aderenti, non da assegnazione casuale; i due gruppi possono differire per altre caratteristiche
Cinque categorie di cause
Fattori socioeconomici; fattori legati al sistema sanitario e al team di operatori; fattori legati alla condizione; al trattamento; al paziente
Esempi documentati
Complessità del trattamento, inconsapevolezza della malattia, follow-up inadeguato, decadimento cognitivo e depressione, scarsa informazione sulle terapie
Soggetto a maggior rischio
L'anziano in politerapia
Impatto economico
Costo stimato per il servizio sanitario di circa 2 miliardi di euro l'anno per ricoveri evitabili, complicanze e progressione delle malattie; un aumento dell'aderenza del 15% potrebbe generare un risparmio di circa 300 milioni
Effetto sull'efficacia
La scarsa aderenza è indicata come la principale causa di non efficacia delle terapie farmacologiche per ipertensione e dislipidemie
Limiti
Non attribuisce responsabilità individuali; non calcola aderenze personali; non fornisce strategie cliniche; non tratta i confronti osservazionali come dimostrazioni causali
Pubblicato
28 agosto 2026
Ultima revisione
28 agosto 2026
Prossima revisione
febbraio 2027

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