Vitamina D — le soglie del referto e quelle della Nota 96
Se il tuo referto riporta un valore tra 20 e 30 e lo segnala come «insufficienza», stai leggendo una classificazione che l'Agenzia Italiana del Farmaco definisce testualmente non scientificamente accettabile. Non è un dettaglio di lessico: è il motivo per cui moltissime supplementazioni vengono avviate senza indicazione.
Questa pagina non indica dosi né stabilisce se devi assumere vitamina D. Riporta il quadro normativo e le soglie di riferimento in vigore in Italia, che servono a capire un referto — non a sostituire la valutazione del medico, che è l'unica a poter mettere insieme il valore, i sintomi e le condizioni presenti.
Il valore del referto
Il parametro da guardare è la 25(OH)D, chiamata anche calcidiolo o calcifediolo. Il calcitriolo — 1,25(OH)₂D — è un altro esame, riservato a situazioni specialistiche.
Risultato
| Riferimento | Soglia | Il tuo valore |
|---|
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La frase che cambia la lettura del referto
La Nota 96 dell'Agenzia Italiana del Farmaco regola la prescrivibilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale dei farmaci a base di vitamina D. Nel documento c'è un passaggio che riguarda direttamente chi legge un referto:
La definizione di «insufficienza» per livelli da 20 a 30 ng/mL, tuttora adottata nella maggior parte dei sistemi di refertazione, si traduce frequentemente in trattamenti inappropriati e non è scientificamente accettabile.
Tradotto: se il tuo laboratorio segnala come anomalo un valore di 24 o di 28, sta usando una classificazione che l'ente regolatorio italiano considera superata. Il laboratorio non sta sbagliando un calcolo — sta applicando un intervallo di riferimento che la Nota giudica inadeguato.
Le soglie che contano
La Nota fissa riferimenti diversi a seconda della situazione clinica, e la differenza tra loro è ampia.
| Situazione | Soglia di riferimento |
|---|---|
| Persona sana e asintomatica | 10–12 ng/mL |
| Paziente sintomatico o con condizioni predisponenti | 20 ng/mL |
| Osteoporosi o osteopatia in terapia remineralizzante | 30 ng/mL |
| Iperparatiroidismo primitivo o secondario | 30 ng/mL |
Il valore di 20 ng/mL ha una base fisiologica precisa: è il livello oltre il quale, nella quasi totalità della popolazione, sono garantiti un adeguato assorbimento intestinale del calcio e il controllo del paratormone.
L'aggiornamento del 2023 ha modificato alcuni criteri: ha introdotto la categoria di rischio delle persone con gravi deficit motori o allettate che vivono al proprio domicilio, ha abbassato da 20 a 12 ng/mL la soglia per una delle categorie, e ha alzato da 20 a 30 ng/mL quella per l'iperparatiroidismo, aggiungendo la forma primitiva.
Le modifiche riguardano la popolazione dai diciotto anni in su: per l'età pediatrica la rimborsabilità è rimasta invariata.
Perché lo screening di popolazione è sconsigliato
I documenti delle società scientifiche partono da una constatazione condivisa: lo screening esteso alla popolazione generale è inappropriato. La Società Italiana dell'Osteoporosi ha ribadito che il dosaggio della 25(OH)D dovrebbe essere eseguito solo in presenza di fattori di rischio per carenza e quando risulti utile per la gestione clinica.
Il motivo è aritmetico prima che clinico. Se si misura una popolazione sana e si applica una soglia di anomalia a 30 ng/mL, una quota enorme di persone risulta «insufficiente» — e da lì partono supplementazioni che la letteratura non sostiene.
Sul beneficio, i dati sono espliciti: due grandi studi hanno concluso che la supplementazione con dosi più che adeguate e per diversi anni — oltre cinque nel primo, tre nel secondo — non modifica il rischio di frattura nella popolazione sana, senza fattori di rischio per osteoporosi. Il risultato si è confermato anche nei soggetti con i livelli di 25(OH)D più bassi.
La Nota lo sintetizza così: con l'eccezione delle patologie ossee riconosciute, la supplementazione con vitamina D non è raccomandata e pertanto non rimborsata.
Un problema che riguarda anche la misura
La Nota riconosce che le metodiche di dosaggio presentano importanti problemi metodologici, pur indicando la 25(OH)D come il parametro unanimemente accettato per valutare lo stato vitaminico.
È un'ammissione che vale la pena tenere presente quando si confrontano due referti fatti in laboratori diversi, o quando un valore cade esattamente su una soglia: la precisione analitica non è tale da rendere significativa una differenza di pochi punti.
Un'altra confusione frequente riguarda quale esame chiedere. Il parametro da dosare è la 25(OH)D. Il calcitriolo, cioè la 1,25(OH)₂D, è un esame diverso che andrebbe riservato a condizioni particolari di interesse specialistico: richiederlo per valutare lo stato vitaminico è un errore comune e costoso.
Che cosa questa pagina non fa
- Non indica dosi né schemi di supplementazione: sono decisioni mediche e la Nota stessa le lega a categorie cliniche precise.
- Non stabilisce se hai una carenza, perché la valutazione mette insieme il valore, i sintomi, le condizioni presenti e i fattori di rischio.
- Non decide la rimborsabilità, che dipende dall'inquadramento del medico prescrittore nelle categorie della Nota.
- Non riguarda l'età pediatrica, per cui valgono criteri distinti.
- Non affronta gli usi non ossei della vitamina D, per i quali la Nota richiama la letteratura sul COVID-19 come esempio di beneficio non dimostrato.
- Le norme cambiano: la Nota è stata aggiornata più volte. Per il testo vigente il riferimento è il sito AIFA e il medico curante.
Domande frequenti
Il mio referto dice «insufficienza» a 25 ng/mL. Devo integrare?
Quel giudizio viene da un intervallo di riferimento che la Nota 96 definisce testualmente non scientificamente accettabile, osservando che si traduce frequentemente in trattamenti inappropriati. Nella persona sana e asintomatica la soglia indicata per considerare un intervento è di dieci-dodici nanogrammi per millilitro, molto più bassa; l'intervallo tra venti e quaranta è considerato desiderabile proprio perché sopra i venti l'efficacia è garantita. Detto questo, la decisione dipende dal quadro complessivo e non dal solo numero: se hai condizioni ossee o fattori di rischio, i riferimenti sono diversi ed è il medico a doverli applicare.
Perché il mio medico non mi prescrive l'esame?
Perché le società scientifiche e la Nota concordano sull'inappropriatezza dello screening esteso alla popolazione generale: il dosaggio è indicato in presenza di fattori di rischio per carenza e quando serve alla gestione clinica, non come controllo di routine. La ragione non è di risparmio ma di conseguenze: misurando una popolazione sana con soglie alte si producono molte etichette di «insufficienza» che portano a supplementazioni senza beneficio dimostrato. È lo stesso ragionamento per cui non tutti gli esami disponibili vengono fatti a tutti.
La vitamina D previene le fratture?
Nelle persone sane senza fattori di rischio per osteoporosi, i dati citati dalla Nota dicono di no. Due grandi studi con dosi più che adeguate e durate di oltre cinque e di tre anni non hanno rilevato modifiche del rischio di frattura, e il risultato si è confermato anche tra i partecipanti con i livelli di partenza più bassi. Il discorso cambia in presenza di patologie ossee riconosciute, dove la supplementazione ha un ruolo — al punto che trenta nanogrammi per millilitro è il livello raccomandato prima di iniziare qualunque terapia per l'osteoporosi.
Ho chiesto il calcitriolo invece della 25(OH)D: va bene lo stesso?
No, e purtroppo è un errore frequente che costa un esame senza dare l'informazione cercata. La 25(OH)D, chiamata anche calcidiolo, rappresenta il deposito circolante ed è il parametro riconosciuto per valutare lo stato vitaminico: è quello che va richiesto. Il calcitriolo, cioè la 1,25(OH)₂D, è la forma attiva, regolata da meccanismi che possono mantenerla normale anche in presenza di carenza: la Nota indica che il suo dosaggio andrebbe riservato a condizioni particolari di interesse specialistico.
Due laboratori mi hanno dato valori diversi. Quale credo?
La stessa Nota riconosce che le metodiche di dosaggio della vitamina D presentano importanti problemi metodologici, pur considerando la 25(OH)D il parametro di riferimento accettato. In pratica significa che una differenza di qualche punto tra due referti non è necessariamente un cambiamento reale, e che un valore che cade esattamente su una soglia non va trattato come se fosse misurato al decimo. Se devi seguire un andamento nel tempo, la scelta più sensata è ripetere l'esame nello stesso laboratorio.
Da leggere insieme a questo
Anche l'HOMA-IR è un valore che i referti presentano con soglie non condivise dalla letteratura.
Fonte e metodo
- Parametro
- 25(OH)D — calcidiolo o calcifediolo. Il calcitriolo, 1,25(OH)₂D, è un esame distinto per usi specialistici
- Conversione
- 1 ng/mL = 2,496 nmol/L
- Riferimento normativo
- AIFA, Nota 96 — aggiornata con determina DG/48/2023, Gazzetta Ufficiale 43 del 20 febbraio 2023
- Persona sana asintomatica
- Soglia indicata di 10–12 ng/mL (25–30 nmol/L)
- Paziente sintomatico o con condizioni predisponenti
- 20 ng/mL (50 nmol/L)
- Osteoporosi e iperparatiroidismo
- 30 ng/mL (75 nmol/L)
- Intervallo desiderabile
- 20–40 ng/mL: efficacia garantita sopra 20, nessun rischio aggiuntivo sotto 40
- Sull'«insufficienza» 20–30
- La Nota la definisce non scientificamente accettabile e fonte frequente di trattamenti inappropriati
- Screening
- Inappropriato nella popolazione generale; il dosaggio è indicato in presenza di fattori di rischio
- Limiti
- Nessuna dose, nessuna diagnosi; non riguarda l'età pediatrica; le norme possono essere aggiornate
- Pubblicato
- 28 agosto 2026
- Ultima revisione
- 28 agosto 2026
- Prossima revisione
- febbraio 2027
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