Rischio Relativo e Assoluto — «raddoppia» non dice quanto
«Raddoppia il rischio» è la formula più efficace del giornalismo scientifico, e la meno informativa. Raddoppiare un rischio dello 0,001% e raddoppiarne uno del 30% sono la stessa frase e due cose incomparabili. Questo strumento fa la conversione che quasi nessun titolo fa.
Questo è uno strumento di lettura, non una valutazione del tuo rischio. Serve a tradurre i numeri che trovi in un articolo o in un foglietto illustrativo. Il rischio che riguarda te dipende da molte cose che una percentuale generale non contiene, e lo valuta chi ti segue.
Traduci una percentuale
Servono due numeri: da quanto si parte, e di quanto cambia. Il secondo lo trovi quasi sempre nel titolo; il primo quasi mai.
Risultato
| Gruppo | Casi attesi |
|---|
Il calcolo è avvenuto nel tuo browser. Nessuno di questi valori è stato inviato o salvato.
Che cosa misurano i due numeri
Sono due modi di dire quanto cambia un rischio, e rispondono a domande diverse.
| Che cosa dice | |
|---|---|
| Rischio assoluto | La probabilità effettiva che l'evento accada: quanti casi su cento persone |
| Rischio relativo | Quanto è più grande un rischio rispetto a un altro: un rapporto tra i due |
Un esempio minimo: se il rischio tra i non esposti è del 10% e tra gli esposti è del 15%, l'aumento assoluto è di 5 punti percentuali, mentre il rischio relativo è 15 diviso 10, cioè 1,5.
La formula che genera più equivoci è la percentuale di variazione — «+50%», «−30%» — perché è un numero relativo che ha l'aspetto di un numero assoluto.
Il caso del 1995
Nel 1995 un organismo di controllo britannico emanò un avviso: le pillole contraccettive di terza generazione, rispetto a quelle precedenti, raddoppiavano la possibilità di trombosi, una condizione potenzialmente molto grave.
L'avviso fu rilanciato con grande risalto dalla stampa: le nuove pillole aumentavano del 100% il rischio di trombosi. Spaventate dalla notizia, molte donne smisero di assumere la pillola — un fenomeno che ha preso un nome proprio, pill scare, la paura da pillola.
Il numero era corretto. Quello che mancava era la base di partenza: su un rischio molto basso, un raddoppio resta un rischio molto basso. La frase «aumento del 100%» e la frase «un caso in più ogni tot migliaia di donne» descrivono lo stesso identico dato, e producono decisioni diverse.
Non è un problema solo dei lettori
Si potrebbe pensare che si tratti di divulgazione mal fatta, e che chi ha una formazione tecnica sia immune. Un esperimento dice il contrario.
A un gruppo di medici furono presentate due domande identiche sullo stesso trattamento: una formulata in termini di rischio relativo, l'altra in termini di rischio assoluto. Una parte significativa dei medici cambiò opinione a seconda di come i dati erano presentati, pur trattandosi delle stesse informazioni.
Le conseguenze elencate sono tre: pazienti che ricevono trattamenti in base a come i dati erano presentati anziché a quanto fossero efficaci; esami prescritti sulla base di rischi sovrastimati; e ansia generata da numeri interpretati male.
Perché il numero relativo vince quasi sempre
Non c'è bisogno di ipotizzare malafede: bastano gli incentivi ordinari, e sono tutti allineati nella stessa direzione.
- Un'azienda che promuove un farmaco sceglierà naturalmente il numero più impressionante.
- Un giornale che vuole lettori preferirà il titolo più allarmante.
- Un comunicato stampa che punta all'attenzione enfatizzerà l'aspetto più eclatante.
- Le riviste scientifiche stesse, secondo un centro di ricerca dedicato all'alfabetizzazione al rischio, spesso non riportano i numeri assoluti.
La formulazione che riassume tutto: la statistica non mente, ma chi la usa può scegliere che cosa mostrare.
L'errore che si fa nell'altro senso
C'è una simmetria che va detta, perché la diffidenza verso il rischio relativo può diventare essa stessa un errore.
- Quando il tasso di base è basso, valori grandi o piccoli di rischio relativo possono non tradursi in effetti rilevanti, e l'importanza per la salute pubblica viene sopravvalutata.
- Quando il tasso di base è elevato, valori di rischio relativo vicini a 1 possono comunque produrre un effetto significativo, e quell'effetto viene sottovalutato.
In altre parole: «solo il 5% in più» su una condizione che riguarda metà della popolazione può essere un fatto grande. Il criterio non è diffidare del numero relativo ma chiedere sempre l'altro.
Che cosa questo strumento non fa
- Non stima il tuo rischio: converte numeri che gli fornisci tu.
- Non valuta la qualità dello studio da cui vengono quei numeri, che è una questione diversa e altrettanto importante.
- Non tiene conto della gravità dell'evento: un raddoppio di un rischio piccolo può contare molto se l'evento è grave.
- Non distingue tra associazione e causa, che è un'altra cosa ancora.
- Non sostituisce una decisione clinica, in cui entrano anche i benefici, gli effetti indesiderati e le preferenze personali.
Domande frequenti
Come faccio a trovare il rischio di partenza?
È il numero che manca quasi sempre, ed è il motivo per cui questa conversione è difficile da fare leggendo un articolo. Negli studi originali è il rischio del gruppo di controllo — chi non è esposto o non è trattato — e compare nella tabella dei risultati; nei comunicati stampa e nei titoli quasi mai. Se non riesci a trovarlo, la domanda da porsi è proprio quella: un articolo che riporta un aumento percentuale senza dire da dove si parte non ti ha dato l'informazione necessaria per capire quanto è grande l'effetto. È una mancanza che riguarda anche le riviste scientifiche, che secondo un centro dedicato all'alfabetizzazione al rischio spesso non riportano i numeri assoluti.
Il rischio relativo è quindi un numero ingannevole?
No, ed è importante non ribaltare l'errore. Il rischio relativo è la misura corretta per confrontare l'effetto di un fattore in popolazioni diverse, ed è quella normalmente usata negli studi randomizzati. Il problema nasce quando viene presentato senza le misure assolute. E l'errore va in due direzioni: quando il tasso di base è basso, valori grandi di rischio relativo possono non tradursi in effetti rilevanti e l'importanza viene sopravvalutata; ma quando il tasso di base è elevato, valori vicini a 1 possono produrre effetti significativi che vengono sottovalutati. Il criterio non è diffidare di un numero, è chiedere sempre l'altro.
Che cos'è il numero necessario da trattare?
È la traduzione più concreta del rischio assoluto: stima quante persone devono essere trattate perché una sola ne tragga beneficio, o perché si eviti un esito negativo. Si calcola esclusivamente sulla differenza di rischio assoluto, non su quella relativa, ed è per questo che dice qualcosa che la percentuale non dice. Un esempio che chiarisce la differenza: se in uno studio ci sono cento persone divise equamente tra due gruppi, un beneficio del trenta per cento riguarda quindici persone — il trenta per cento di cinquanta, non di cento.
Perché i giornali usano quasi sempre il numero relativo?
Non serve ipotizzare malafede: gli incentivi ordinari sono tutti allineati nella stessa direzione. Un'azienda che promuove un farmaco sceglie naturalmente il numero più impressionante; un giornale che vuole lettori preferisce il titolo più allarmante; un comunicato stampa che punta all'attenzione enfatizza l'aspetto più eclatante. La formulazione che riassume la questione è che la statistica non mente, ma chi la usa può scegliere che cosa mostrare. Vale la pena aggiungere che il problema non riguarda solo la stampa: anche le riviste scientifiche spesso omettono i numeri assoluti.
Basta conoscere questa distinzione per non sbagliare?
Aiuta, ma un esperimento suggerisce di non darlo per scontato. A un gruppo di medici furono presentate due domande identiche sullo stesso trattamento, una formulata in termini di rischio relativo e l'altra in termini assoluti: una parte significativa cambiò opinione a seconda di come i dati erano presentati, pur trattandosi delle stesse informazioni. Le conseguenze elencate sono trattamenti scelti in base alla presentazione anziché all'efficacia, esami prescritti su rischi sovrastimati, e ansia generata da numeri interpretati male. Fare la conversione con carta e penna, o con uno strumento, è più affidabile che fidarsi dell'intuizione.
Da leggere insieme a questo
Due casi opposti: nel primo il numero relativo gonfia un effetto piccolo, nel secondo anche quello assoluto è grande.
Fonte e metodo
- Rischio assoluto
- La probabilità effettiva che l'evento si verifichi, espressa come numero di casi su una popolazione definita
- Rischio relativo
- Il rapporto tra il rischio del gruppo esposto o trattato e quello del gruppo di controllo; se è pari a 1 il fattore non incide
- Esempio di conversione
- Rischio del 10% nei non esposti e del 15% negli esposti: aumento assoluto di 5 punti percentuali, rischio relativo pari a 1,5
- Differenza di rischio assoluto
- La sottrazione tra i due rischi assoluti; è la base su cui si calcola il numero necessario da trattare
- Numero necessario da trattare
- Stima quante persone devono essere trattate perché una tragga beneficio o si eviti un esito negativo; si basa esclusivamente sulla differenza assoluta
- Il caso del 1995
- Un organismo di controllo britannico segnalò che le pillole contraccettive di terza generazione raddoppiavano la possibilità di trombosi; la stampa riportò un aumento del 100% e molte donne smisero di assumere la pillola, fenomeno noto come pill scare
- Esperimento sui medici
- Due domande identiche sullo stesso trattamento, una in termini relativi e una in termini assoluti: una parte significativa dei medici cambiò opinione a seconda della presentazione
- Conseguenze documentate
- Trattamenti scelti in base alla presentazione anziché all'efficacia; esami prescritti su rischi sovrastimati; ansia generata da numeri interpretati male
- Simmetria dell'errore
- Con tasso di base basso l'importanza viene sopravvalutata; con tasso di base elevato, valori di rischio relativo vicini a 1 possono produrre effetti significativi che vengono sottovalutati
- Omissione nelle fonti
- Secondo un centro di ricerca dedicato all'alfabetizzazione al rischio, le riviste mediche e scientifiche spesso non riportano i numeri di rischio assoluto
- Limiti
- Non stima rischi individuali; non valuta la qualità degli studi; non tiene conto della gravità dell'evento; non distingue associazione e causa
- Pubblicato
- 28 agosto 2026
- Ultima revisione
- 28 agosto 2026
- Prossima revisione
- febbraio 2027
Questo strumento non formula diagnosi e non sostituisce il parere del medico. Vedi l'avviso medico.