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Gravidanza e fertilità

Taglio Cesareo — la stessa gravidanza, esiti diversi secondo dove partorisci

Il tasso di tagli cesarei in Italia è tra i più alti d'Europa, ma il dato che colpisce non è la media: è la distanza tra le regioni. Si va da sotto il 20% a oltre il 50%, e l'analisi delle istituzioni sanitarie afferma che quella variabilità non è giustificata da una diversa distribuzione dei fattori di rischio clinici.

Aggiornato il 28 agosto 2026 Dal 18% al 53% Nessun dato inviato

Questa pagina parla di statistiche di sistema, non del tuo caso. Il cesareo è un intervento appropriato e talvolta necessario in molte situazioni cliniche, e nessun dato aggregato dice qualcosa sulla singolarità di una gravidanza. Se hai avuto o avrai un cesareo, questa pagina non mette in discussione quella decisione: descrive perché le medie differiscono così tanto tra territori.

Il contesto in cui partorirai

I fattori che nei dati italiani si associano a tassi diversi sono l'area geografica, il tipo di struttura e il volume di parti che assiste.

I numeri, e come si sono mossi

La quota di parti con taglio cesareo in Italia è cresciuta molto e poi si è parzialmente ridotta.

AnnoTasso
198011,2%
200033,2%
2006-0738,5% — il picco
201236,6%
Situazione recentecirca un parto su tre

Nel confronto europeo l'Italia è seconda solo a Cipro. Il riferimento indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità è del 10-15%, e una stima successiva ha collocato il tasso complessivo ottimale intorno al 19,4%.

Il cesareo primario — cioè il primo, escludendo le ripetizioni — è passato da circa il 25% nel 2015 al 23% nel 2023: una riduzione lenta, che resta comunque sopra i riferimenti.

La variabilità che nessun fattore clinico spiega

È qui che il dato diventa interessante. Nel 2000 il tasso andava dal 18,7% della provincia di Bolzano al 53,4% della Campania. Nel 1999, escludendo le regioni con pochi parti: Lombardia 24%, Veneto 26%, Sicilia 38%, Campania 51%.

L'affermazione che regge questa pagina viene dall'analisi delle istituzioni sanitarie: l'ampia variabilità osservata fra le regioni non sembra giustificata in alcun modo da una diversa distribuzione di fattori di rischio clinici. E i dati più recenti confermano che il divario riguarda anche le classi considerate a minor rischio, che in tutte le regioni comprendono una quota molto elevata delle nascite.

Il quadro recente sui cesarei primari: molte aree di Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna vicine al 30%, con strutture che arrivano al 60%; la maggior parte delle province di Friuli, Lombardia, Veneto, Trentino ed Emilia-Romagna sotto il 20%.

Il secondo divario: il parto dopo un cesareo

C'è un indicatore che mostra il gradiente ancora più nettamente, ed è la quota di parti vaginali in donne con un cesareo precedente.

I tassi aggiustati superano il 20% in molte aree di Friuli, Trentino e Veneto, e scendono sotto il 5% in molte aree del Centro-Sud.

Significa che in alcuni territori un primo cesareo determina quasi automaticamente tutti i parti successivi, mentre in altri no — a parità di condizione clinica di partenza. È la ragione per cui il primo cesareo pesa più di quanto sembri: nelle aree con bassa percentuale di parti vaginali successivi, decide anche per il futuro.

I fattori non clinici individuati

L'analisi dei dati ospedalieri ha identificato elementi che si associano a tassi diversi e che non riguardano la condizione clinica della donna.

Le obiezioni, che vanno riportate

Chi ridimensiona il confronto solleva argomenti che riguardano le specificità italiane, e vale la pena conoscerli.

Un coautore di uno studio europeo lo riassume così: il dato italiano è solo parzialmente giustificato dall'età elevata delle madri, e le differenze tra regioni pongono a livello nazionale gli stessi interrogativi sull'appropriatezza che le differenze europee pongono tra paesi.

Che cosa questa pagina non fa

Domande frequenti

Perché in alcune regioni si fanno tanti più cesarei?

La risposta più solida è che non dipende dalle condizioni cliniche delle donne. L'analisi delle istituzioni sanitarie afferma che l'ampia variabilità osservata tra le regioni non sembra giustificata in alcun modo da una diversa distribuzione dei fattori di rischio clinici, e i dati più recenti mostrano che il divario riguarda anche le classi considerate a minor rischio, che in tutte le regioni comprendono una quota molto elevata delle nascite. I fattori che emergono sono organizzativi: il tipo di struttura, il volume di parti che assiste, le prassi consolidate in quel territorio.

Un cesareo precedente significa che dovrò farne un altro?

Dipende in larga misura da dove partorisci, ed è uno dei dati più netti. La quota di parti vaginali in donne con un cesareo precedente supera il venti per cento in molte aree di Friuli, Trentino e Veneto, e scende sotto il cinque per cento in molte aree del Centro-Sud. Significa che in alcuni territori un primo cesareo determina quasi automaticamente i parti successivi mentre in altri no, a parità di condizione clinica di partenza. È anche la ragione per cui il primo cesareo pesa più di quanto sembri: nelle aree con bassa percentuale di parti vaginali successivi decide anche per il futuro. La possibilità nel tuo caso va discussa con chi ti segue.

Le strutture private fanno più cesarei?

Nei dati italiani sì, e il confronto è fatto a parità di volume di attività ostetrica, quindi non si spiega con una diversa complessità dei casi trattati. Nel rapporto nazionale più recente le strutture accreditate raggiungono il 44,9%, contro una media nazionale intorno a un parto su tre. La stessa analisi ha rilevato un secondo fattore organizzativo: a parità di tipologia amministrativa, i tassi aumentano al diminuire del volume di parti assistiti, che è considerato un indicatore indiretto della complessità dei servizi disponibili e dell'esperienza degli operatori.

Non è che le italiane partoriscono più tardi e quindi servono più cesarei?

È l'obiezione principale ed è in parte fondata: l'età al primo parto è salita da circa venticinque anni negli anni Settanta a circa trentadue oggi, e con essa il profilo di rischio. Ma un coautore di uno studio europeo lo formula così: il dato italiano è solo parzialmente giustificato dall'età elevata delle madri. E soprattutto quell'argomento non spiega la variabilità interna: l'età media non differisce tra le regioni quanto differiscono i tassi, e il divario si osserva anche nelle classi a minor rischio. Restano sul tavolo anche altre specificità italiane, come la presenza di molti punti nascita che assistono meno di mille parti l'anno.

Posso sapere il tasso della struttura dove partorirò?

Sì, e chiederlo è una domanda legittima con una risposta. I tassi per struttura sono raccolti nei rapporti nazionali sulle nascite e nel programma nazionale esiti, che sono pubblici. Le due domande più informative sono il tasso complessivo di cesarei del punto nascita e la percentuale di parti vaginali in donne con un cesareo precedente: la seconda dice molto sulle prassi consolidate, perché è l'indicatore su cui il divario tra territori è più marcato. Vale la pena ricordare che la scelta di dove partorire dipende da molti fattori, a partire dalla sicurezza e dalla distanza.

Da leggere insieme a questo

Anche sulla data presunta il modo in cui un numero viene comunicato incide su interventi che potevano non essere necessari.

Fonte e metodo

Andamento italiano
11,2% nel 1980 · 33,2% nel 2000 · picco del 38,5% nel 2006-07 · 36,6% nel 2012 · situazione recente intorno a un parto su tre
Cesareo primario
Dal 25% circa nel 2015 al 23% nel 2023
Confronto europeo
Italia seconda solo a Cipro; negli altri paesi europei l'incidenza varia tra 28 e 31%
Riferimento OMS
10-15%; una stima successiva colloca il tasso complessivo ottimale intorno al 19,4%
Variabilità regionale nel 2000
Dal 18,7% della provincia di Bolzano al 53,4% della Campania
Dati recenti sui cesarei primari
Molte aree di Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna vicine al 30%, con strutture fino al 60%; province di Friuli, Lombardia, Veneto, Trentino ed Emilia-Romagna sotto il 20%
Affermazione centrale
L'ampia variabilità tra regioni non sembra giustificata in alcun modo da una diversa distribuzione di fattori di rischio clinici
Classi di Robson
Il divario regionale riguarda anche le classi a minor rischio, che in tutte le regioni comprendono una quota molto elevata delle nascite
Parti vaginali dopo cesareo
Tassi aggiustati superiori al 20% in molte aree di Friuli, Trentino e Veneto; sotto il 5% in molte aree del Centro-Sud
Fattori organizzativi
Tassi più elevati nelle strutture private a parità di volume; strutture accreditate al 44,9% nel rapporto più recente; a parità di tipologia i tassi aumentano al diminuire del volume
Altri fattori associati
Età materna crescente, mancata frequenza di un corso di preparazione alla nascita, residenza al Sud
Obiezioni
Profilo epidemiologico italiano; età al primo parto salita da 25 a 32 anni; richiesta crescente da parte delle donne; molti punti nascita sotto i 1.000 parti l'anno
Limiti
Non giudica alcun cesareo; non prevede la modalità del parto; non riporta i tassi delle singole strutture
Pubblicato
28 agosto 2026
Ultima revisione
28 agosto 2026
Prossima revisione
febbraio 2027

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