Osso e menopausa — la maggior parte delle fratture avviene sopra la soglia diagnostica
L'osteoporosi è definita da un T-score pari o inferiore a -2,5. Ma la densitometria è un esame molto specifico e poco sensibile, e la ragione è precisa: la maggior parte delle fratture da fragilità avviene in donne nel range dell'osteopenia — cioè sopra la soglia che definisce la malattia.
Non esiste uno screening di massa per l'osteoporosi. Le fonti sono esplicite: non vi sono evidenze tali da indicarne la necessità, e la densitometria è raccomandata dai 65 anni oppure in presenza di fattori di rischio — non a tutte le donne al momento della menopausa.
La tua situazione
L'ultima domanda riguarda un segnale che quasi nessuno collega alle ossa.
Risultato
| Stesso T-score, età diverse | Incidenza annua di frattura |
|---|---|
| T-score tra -2,5 e -3,0 a 55 anni | trascurabile |
| Lo stesso T-score a 75 anni | cinque volte maggiore |
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Una soglia che non coincide con gli eventi
La densità minerale ossea si misura con la densitometria a raggi X su colonna lombare e femore, e si esprime in deviazioni standard dal picco medio di massa ossea: il T-score. La definizione di osteoporosi è un T-score pari o inferiore a -2,5.
La DXA è però un esame molto specifico ma poco sensibile, e il motivo è che la maggior parte delle fratture da fragilità avviene in donne nel range dell'osteopenia — cioè in donne che non raggiungono la soglia diagnostica.
Ne segue che un valore sopra -2,5 non è una rassicurazione: è la fascia in cui accade la maggior parte degli eventi che la soglia serviva a prevenire.
Lo stesso numero, due significati
C'è un secondo limite, ed è ancora più netto. Esistono fattori di rischio di frattura indipendenti dalla densità — l'età prima di tutti.
| T-score tra -2,5 e -3,0 | Incidenza annua di frattura |
|---|---|
| In una donna di 55 anni | trascurabile |
| In una donna di 75 anni | cinque volte maggiore |
Lo stesso referto, quindi, non significa la stessa cosa. È il motivo per cui il T-score da solo non basta a decidere nulla, e va letto insieme all'età e agli altri fattori.
Perché non si fa a tutte
Dalle due considerazioni precedenti segue la posizione sulle indicazioni: non vi sono evidenze scientifiche tali da indicare la necessità dello screening per una prevenzione di massa.
La densitometria è quindi indicata dai 65 anni, oppure prima in presenza di fattori di rischio. Tra quelli citati:
- Storia familiare di osteoporosi grave.
- Amenorrea premenopausale per un periodo superiore a sei mesi.
- Inadeguata assunzione di calcio.
- Fumo oltre 20 sigarette al giorno, o alcolismo.
- Malattie croniche come celiachia, diabete, disfunzioni tiroidee, o patologie intestinali che determinano malassorbimento del calcio.
- Terapia steroidea prolungata: dosaggi superiori a 30 mg quotidiani in equivalente prednisonico influenzano la perdita di massa ossea.
La densitometria a ultrasuoni ha un ruolo diverso: viene usata soprattutto come pre-screening, per selezionare chi sottoporre ad accertamenti ulteriori.
Che cosa succede alla menopausa
Il meccanismo è diretto: finché la donna è fertile, gli estrogeni tengono a bada gli osteoclasti, le cellule che riassorbono l'osso. Alla menopausa questi ormoni crollano e gli osteoclasti prendono il sopravvento.
Nei primi anni dopo la menopausa si può arrivare a perdere fino al 4% di massa ossea ogni anno.
Va detto che la perdita non comincia lì: la crescita dello scheletro si completa intorno ai 20-30 anni, dopo di che la perdita inizia in entrambi i sessi — nelle donne la menopausa la accelera.
In Italia si stima che l'osteoporosi riguardi circa 5 milioni di persone, di cui l'80% donne in post-menopausa. In Europa una donna su tre oltre i 50 anni rischia prima o poi una frattura da fragilità.
Le tre cose che vengono chiamate «normali»
L'osteoporosi è stata definita la ladra silenziosa, perché sottrae densità e forza all'osso senza dare dolore né sintomi evidenti, almeno all'inizio. E quando i segni arrivano, vengono spesso archiviati con «è normale alla mia età».
Le fonti elencano tre cose che normali non sono:
- Fratturarsi un polso perché ci si è inciampate su un tappeto.
- Rompersi una vertebra starnutendo.
- Perdere centimetri di statura senza sapere perché.
L'ultimo è il meno intuitivo, e per questo il più utile: è un segnale misurabile che quasi nessuno collega alle ossa. Le fratture da fragilità riguardano infatti soprattutto le vertebre e il radio distale.
Che cosa si può fare, e da quando
La prevenzione descritta comincia molto prima dell'età interessata dalla patologia, e agisce su due fronti: ottimizzare il picco di massa ossea e contrastarne la perdita.
Le indicazioni riportate: evitare l'eccessiva magrezza, il fumo, il consumo di alcolici e l'eccessivo apporto di sale e di proteine animali. Nutrizione — calcio e vitamina D — ed esercizio fisico influenzano sia il picco sia la perdita successiva.
Sugli integratori la precisazione è netta: non vanno presi «a caso». La dose va stabilita insieme al medico, in base alle abitudini alimentari, all'esposizione al sole e ai valori ematici.
Tra le opzioni terapeutiche, la terapia ormonale è indicata come una scelta utile per alcune donne in menopausa recente, perché oltre ai sintomi protegge anche lo scheletro.
Che cosa questa pagina non fa
- Non stabilisce se ti serve una densitometria: l'indicazione dipende da età e fattori di rischio insieme.
- Non interpreta un T-score: lo stesso valore significa cose diverse a età diverse.
- Non indica farmaci né dosi di calcio o vitamina D, che vanno stabilite dal medico.
- Non rassicura in base a un valore: la maggior parte delle fratture avviene sopra la soglia diagnostica.
- Non riguarda la prevenzione dopo una frattura, che è un percorso distinto.
Domande frequenti
Se il T-score è sopra -2,5 posso stare tranquilla?
Non del tutto, e la ragione è nel modo in cui l'esame funziona. La densitometria è molto specifica ma poco sensibile, e il motivo dichiarato è che la maggior parte delle fratture da fragilità avviene in donne nel range dell'osteopenia, cioè in donne che non raggiungono la soglia diagnostica di osteoporosi, fissata a un T-score pari o inferiore a -2,5. Un valore sopra quella soglia non è quindi una rassicurazione: è la fascia in cui accade la maggior parte degli eventi che la soglia dovrebbe aiutare a prevenire.
Lo stesso T-score vale uguale per tutte?
No, e l'esempio riportato è netto. Esistono fattori di rischio di frattura indipendenti dalla densità ossea, l'età prima di tutti: per un T-score compreso tra -2,5 e -3,0 l'incidenza annua di frattura è trascurabile in una donna di cinquantacinque anni, mentre diventa cinque volte maggiore in una donna di settantacinque. Lo stesso referto non significa quindi la stessa cosa, ed è il motivo per cui il valore va letto insieme all'età e agli altri fattori invece che da solo.
A tutte le donne in menopausa serve la densitometria?
No: le fonti indicano che non vi sono evidenze scientifiche tali da indicare la necessità dello screening per una prevenzione di massa. L'esame è raccomandato dai sessantacinque anni, oppure prima in presenza di fattori di rischio — tra cui storia familiare di osteoporosi grave, amenorrea premenopausale superiore a sei mesi, inadeguata assunzione di calcio, fumo oltre venti sigarette al giorno, alcolismo, e malattie croniche come celiachia, diabete, disfunzioni tiroidee o patologie intestinali che causano malassorbimento del calcio. Anche la terapia steroidea prolungata rientra tra i fattori.
Quanto osso si perde dopo la menopausa?
Nei primi anni si può arrivare a perdere fino al quattro per cento di massa ossea ogni anno. Il meccanismo è che finché la donna è fertile gli estrogeni tengono a bada gli osteoclasti, le cellule che riassorbono l'osso; alla menopausa questi ormoni crollano e gli osteoclasti prendono il sopravvento. Va però precisato che la perdita non comincia lì: la crescita dello scheletro si completa intorno ai venti-trent'anni, dopo di che la perdita inizia in entrambi i sessi, e nelle donne la menopausa la accelera.
Quali segnali non andrebbero attribuiti all'età?
Le fonti ne elencano tre, e sono utili proprio perché vengono normalmente archiviati con «è normale alla mia età». Non è normale fratturarsi un polso perché ci si è inciampate su un tappeto, non è normale rompersi una vertebra starnutendo, e non è normale perdere centimetri di statura senza sapere perché. L'ultimo è il meno intuitivo e per questo il più utile, perché è un segnale misurabile che quasi nessuno collega alle ossa: le fratture da fragilità riguardano infatti soprattutto le vertebre e il radio distale.
Da leggere insieme a questo
L'altra pagina riguarda quello che succede dopo una frattura; questa quello che viene prima.
Fonte e metodo
- Metodo diagnostico
- Densità minerale ossea misurata con densitometria a raggi X su colonna lombare (L1-L4) e femore; l'unità è la deviazione standard dal picco medio di massa ossea (T-score)
- Definizione
- Secondo l'OMS l'osteoporosi è definita da un T-score pari o inferiore a -2,5 SD
- Limite di sensibilità
- La DXA è un esame molto specifico ma poco sensibile, perché la maggior parte delle fratture da fragilità avviene in donne nel range dell'osteopenia
- Fattori indipendenti dalla densità
- Per un T-score tra -2,5 e -3,0 l'incidenza annua di frattura è trascurabile in una donna di 55 anni e cinque volte maggiore in una di 75
- Indicazione all'esame
- Non vi sono evidenze scientifiche tali da indicare la necessità dello screening per una prevenzione di massa; la densitometria è indicata dai 65 anni o in presenza di fattori di rischio
- Fattori di rischio citati
- Età superiore a 65 anni, storia familiare di osteoporosi grave, amenorrea premenopausale superiore a 6 mesi, inadeguata assunzione di calcio, fumo oltre 20 sigarette al giorno, alcolismo; malattie croniche quali celiachia, diabete, disfunzioni tiroidee, sindrome di Cushing, iperprolattinemia, patologie intestinali con malassorbimento del calcio
- Cortisonici
- Dosaggi superiori a 30 mg quotidiani in equivalente prednisonico influenzano la perdita di massa ossea
- Densitometria a ultrasuoni
- Utilizzata soprattutto come pre-screening per selezionare i soggetti da sottoporre ad accertamenti ulteriori
- Meccanismo
- Finché la donna è fertile gli estrogeni tengono a bada gli osteoclasti; alla menopausa gli ormoni crollano e gli osteoclasti prendono il sopravvento
- Velocità della perdita
- Nei primi anni dopo la menopausa si può arrivare a perdere fino al 4% di massa ossea all'anno
- Andamento naturale
- La crescita dello scheletro si completa intorno ai 20-30 anni, dopo di che la perdita comincia in entrambi i sessi e nelle donne è accelerata dalla menopausa
- Diffusione
- In Italia si stima che l'osteoporosi colpisca circa 5.000.000 di persone, di cui l'80% donne in post-menopausa; in Europa una donna su tre oltre i 50 anni rischia una frattura da fragilità
- Sedi
- Le fratture da fragilità riguardano soprattutto le vertebre e il radio distale
- Segnali non normali
- Fratturarsi un polso inciampando su un tappeto, rompersi una vertebra starnutendo, perdere centimetri di statura senza motivo noto
- Prevenzione
- Comincia molto prima dell'età interessata; evitare eccessiva magrezza, fumo, alcolici, eccessivo apporto di sale e proteine animali; calcio, vitamina D ed esercizio fisico influenzano sia il picco di massa ossea sia la perdita successiva; gli integratori non vanno presi a caso e la dose va stabilita con il medico in base ad abitudini alimentari, esposizione solare e valori ematici
- Limiti
- Non stabilisce l'indicazione all'esame né interpreta un T-score; non riguarda la prevenzione secondaria dopo una frattura
- Pubblicato
- 28 agosto 2026
- Ultima revisione
- 28 agosto 2026
- Prossima revisione
- febbraio 2027
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