Osteoporosi — chi non si è mai rotto nulla è curato più di chi si è già rotto
Tra gli italiani con osteoporosi che non hanno mai avuto fratture, il 77% segue una terapia specifica. Tra chi ha l'osteoporosi e ha già avuto una frattura, risulta curato in modo adeguato solo 2 su 10. Il gruppo a rischio più alto è quello trattato di meno.
Questa pagina non indica farmaci né dosaggi. Descrive un divario documentato tra chi dovrebbe ricevere una prevenzione secondaria e chi la riceve, e serve a rendere possibile una domanda: dopo una frattura, è stata valutata la salute dell'osso?
La situazione
La prima domanda è quella che cambia completamente il quadro del rischio.
Risultato
| Gruppo | Quota trattata |
|---|---|
| Osteoporosi senza fratture | 77% segue una terapia specifica |
| Osteoporosi con frattura già avvenuta | 2 su 10 curato adeguatamente |
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Il divario, in due righe
I dati dell'osservatorio nazionale sui medicinali mettono a confronto due gruppi, e il risultato è l'opposto di quello che ci si aspetterebbe.
| Gruppo | Trattamento |
|---|---|
| Osteoporosi, nessuna frattura | il 77% segue una terapia specifica |
| Osteoporosi, frattura già avvenuta | solo 2 su 10 è curato in modo adeguato |
Circa l'80% dei pazienti con frattura femorale o vertebrale da fragilità, oppure in trattamento cronico con glucocorticoidi, non ha né una diagnosi corretta né un adeguato trattamento farmacologico. Si stima che gli italiani in questa situazione siano 1.200.000.
Il dato positivo sul primo gruppo viene attribuito alle campagne di sensibilizzazione. Il problema è che l'attenzione si ferma prima del punto in cui servirebbe di più.
Che cosa succede dopo una frattura
Il momento in cui la prevenzione secondaria sarebbe più efficace è anche quello in cui viene attivata di meno.
- Circa il 75% dei pazienti anziani viene dimesso dall'ospedale dopo una frattura dell'anca senza ricevere alcun trattamento farmacologico per l'osteoporosi.
- Riceve un trattamento adeguato meno del 20% delle persone che hanno subito una frattura da fragilità.
- Anche dopo la frattura, l'adesione al trattamento è indicata come scarsa.
Le fonti definiscono questo «una significativa opportunità persa», e usano una formulazione che spiega perché accade: la percezione del problema non c'è né a livello di paziente, né dei vari specialisti, né della Regione.
L'unico percorso riconosciuto e condiviso a livello nazionale riguarda i tempi dell'intervento chirurgico — entro 72 ore — non quello che viene dopo.
Perché il primo anno conta
Il rischio di una seconda frattura è elevato nel primo anno dopo il primo evento. Ed è lì che gli strumenti disponibili avrebbero più effetto.
| Intervento | Effetto riportato |
|---|---|
| Farmaci disponibili | riduzione del rischio di nuova frattura del 50-70% |
| Un farmaco, a 3 anni | fratture vertebrali -70%, femorali -41% |
| Nei trattati, con calcio e vitamina D | rischio di ri-frattura -64,4% e di mortalità -47,1% rispetto ai trattati senza supplementazione |
In una coorte, la percentuale di pazienti soggetti a una seconda frattura aumentava di sette volte quando non era stato fatto alcun accorgimento diagnostico o terapeutico — con la precisazione, riportata dagli autori, che il numero di pazienti considerati era contenuto.
Quanto pesa una frattura di femore
Le fratture da fragilità colpiscono una donna su tre e un uomo su cinque dopo i cinquant'anni. Quella del femore è la più temuta, e i numeri spiegano perché.
| Esito | |
|---|---|
| Mortalità in fase acuta | circa 5% |
| Mortalità entro un anno | 15-25% |
| Disabilità deambulatoria permanente | 20% dei casi |
| Riacquista un'autonomia paragonabile a prima | solo il 30-40% |
Per le fratture di femore l'incidenza della mortalità è indicata come sostanzialmente sovrapponibile a quella per ictus e carcinoma mammario.
Nella maggior parte dei casi la frattura del femore è dovuta a una caduta, anche banale, dalla posizione eretta — ed è il punto in cui questa pagina si lega a quella sulle cadute.
Le tre raccomandazioni
Le linee guida nazionali per chi ha già avuto una frattura si riconducono a tre punti, ed è utile conoscerli perché sono verificabili.
- Un opportuno trattamento farmacologico per la prevenzione secondaria.
- L'aderenza al trattamento raccomandato dal medico.
- Un adeguato apporto di calcio e vitamina D.
Esistono inoltre modelli di assistenza coordinati e multidisciplinari dedicati proprio alla prevenzione secondaria delle fratture: in Italia, secondo dati riferiti al 2022, 14 centri seguono queste linee guida internazionali.
Che cosa questa pagina non fa
- Non indica farmaci né dosaggi: la scelta dipende dal quadro e spetta a chi prescrive.
- Non stabilisce se qualcuno abbia l'osteoporosi, che richiede accertamenti.
- Non sostituisce la valutazione dopo una frattura, che è precisamente quello che manca nei dati citati.
- Non tratta i numeri come garanzie: le riduzioni di rischio riportate sono medie di popolazione.
- Non affronta le cause secondarie di osteoporosi, che sono molte.
Domande frequenti
Perché chi si è già rotto qualcosa viene curato meno?
È il divario più netto nei dati disponibili, e nessuna delle fonti lo presenta come intenzionale. Tra gli italiani con osteoporosi che non hanno mai avuto fratture, il settantasette per cento segue una terapia specifica; tra chi ha l'osteoporosi e ha già avuto una frattura, risulta curato adeguatamente solo due su dieci. Circa l'ottanta per cento dei pazienti con frattura femorale o vertebrale da fragilità, o in trattamento cronico con glucocorticoidi, non ha né una diagnosi corretta né un adeguato trattamento: si stima che gli italiani in questa situazione siano un milione e duecentomila. La spiegazione riportata è che la percezione del problema manca a più livelli — paziente, specialisti e programmazione.
Che cosa succede dopo una frattura dell'anca?
Sul piano chirurgico esiste un percorso riconosciuto a livello nazionale, che riguarda i tempi dell'intervento, entro settantadue ore. Su quello che viene dopo il quadro è diverso: circa il settantacinque per cento dei pazienti anziani viene dimesso dall'ospedale senza ricevere alcun trattamento farmacologico per l'osteoporosi, e riceve un trattamento adeguato meno del venti per cento delle persone che hanno subito una frattura da fragilità. Anche l'adesione al trattamento, quando avviato, è indicata come scarsa. Le fonti definiscono questo una significativa opportunità persa.
Quanto riducono il rischio i trattamenti disponibili?
I farmaci disponibili hanno dimostrato un'efficacia pari a una riduzione del cinquanta-settanta per cento del rischio di nuova frattura, e per uno di essi sono riportate a tre anni riduzioni del settanta per cento per le fratture vertebrali e del quarantuno per cento per quelle femorali. C'è poi un dato sulla supplementazione: tra i pazienti trattati, chi assumeva anche calcio e vitamina D aveva un rischio di ri-frattura inferiore del sessantaquattro virgola quattro per cento e di mortalità inferiore del quarantasette virgola uno per cento rispetto ai trattati senza supplementazione. Sono medie di popolazione, non garanzie individuali.
Perché il primo anno dopo una frattura è importante?
Perché il rischio di una nuova frattura è elevato proprio in quel periodo, ed è quindi il momento in cui la prevenzione secondaria avrebbe più effetto. In una coorte la percentuale di pazienti soggetti a una seconda frattura aumentava di sette volte quando non era stato fatto alcun accorgimento diagnostico o terapeutico, anche se gli autori precisano che il numero di pazienti considerati era contenuto. È la ragione per cui la domanda utile dopo una frattura non riguarda solo la guarigione dell'osso rotto ma la valutazione della salute dell'osso in generale.
Quanto è grave una frattura di femore?
I numeri riportati sono netti: mortalità di circa il cinque per cento in fase acuta e del quindici-venticinque per cento entro un anno, disabilità deambulatoria permanente nel venti per cento dei casi, e solo il trenta-quaranta per cento che riacquista un'autonomia paragonabile alle attività precedenti. Per le fratture di femore l'incidenza della mortalità è indicata come sostanzialmente sovrapponibile a quella per ictus e carcinoma mammario. Va aggiunto che nella maggior parte dei casi la frattura è dovuta a una caduta, anche banale, dalla posizione eretta.
Da leggere insieme a questo
La frattura di femore è quasi sempre la conseguenza di una caduta: le due pagine descrivono i due lati dello stesso evento.
Fonte e metodo
- Diffusione
- Le fratture da fragilità colpiscono una donna su tre e un uomo su cinque dopo i cinquant'anni
- Divario di trattamento
- Il 77% degli italiani con osteoporosi che non hanno mai avuto fratture segue una terapia specifica; tra chi ha già avuto fratture risulta curato adeguatamente solo 2 su 10
- Estensione del divario
- Circa l'80% dei pazienti con frattura femorale o vertebrale da fragilità, o in trattamento cronico con glucocorticoidi, non ha né una diagnosi corretta né un adeguato trattamento farmacologico; si stimano 1.200.000 italiani in questa situazione
- Dopo una frattura dell'anca
- Circa il 75% dei pazienti anziani viene dimesso senza ricevere alcun trattamento farmacologico per l'osteoporosi; riceve un trattamento adeguato meno del 20% di chi ha subito una frattura da fragilità; anche dopo la frattura l'adesione al trattamento è scarsa
- Percorso nazionale riconosciuto
- Riguarda i tempi dell'intervento chirurgico di riduzione della frattura di femore da fragilità, entro le prime 72 ore
- Finestra di rischio
- Il rischio di nuova frattura è elevato nel primo anno dopo il primo evento
- Efficacia dei trattamenti
- Riduzione del rischio di nuova frattura pari al 50-70%; per un farmaco, a tre anni, riduzione del 70% delle fratture vertebrali e del 41% di quelle femorali
- Supplementazione
- Tra i pazienti trattati, chi assumeva anche calcio e vitamina D presentava un rischio di ri-frattura inferiore del 64,4% e di mortalità inferiore del 47,1% rispetto ai trattati senza supplementazione
- Assenza di intervento
- In una coorte la percentuale di pazienti soggetti a seconda frattura aumentava di sette volte in assenza di accorgimenti diagnostico-terapeutici; gli autori precisano che il numero di pazienti considerati era contenuto
- Esiti della frattura di femore
- Mortalità di circa il 5% in fase acuta e del 15-25% entro un anno; disabilità deambulatoria permanente nel 20% dei casi; solo il 30-40% riacquista un'autonomia paragonabile a prima; l'incidenza della mortalità è sovrapponibile a quella per ictus e carcinoma mammario
- Causa
- Nella maggior parte dei casi la frattura dell'estremità prossimale del femore è dovuta a una caduta, anche banale, dalla stazione eretta
- Linee guida nazionali
- Si riconducono a tre raccomandazioni: opportuno trattamento farmacologico per la prevenzione secondaria, aderenza al trattamento raccomandato, adeguato apporto di calcio e vitamina D
- Modelli organizzativi
- Esistono modelli di assistenza coordinati e multidisciplinari per la prevenzione secondaria; in Italia, secondo dati riferiti al 2022, 14 centri seguono le relative linee guida internazionali
- Limiti
- Non indica farmaci né dosaggi; le riduzioni di rischio riportate sono medie di popolazione; non affronta le cause secondarie di osteoporosi
- Pubblicato
- 28 agosto 2026
- Ultima revisione
- 28 agosto 2026
- Prossima revisione
- febbraio 2027
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