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Bambini e neonati

Febbre — la domanda giusta non è quanto segna il termometro

Le indicazioni pediatriche italiane su questo sono chiare e poco conosciute: l'attenzione del genitore deve essere rivolta a ridurre il malessere del bambino, non il numero. Gli antipiretici non modificano il decorso della malattia e non prevengono le convulsioni febbrili.

Aggiornato il 28 agosto 2026 Febbre sopra 38 °C Nessun dato inviato

Nei primi mesi di vita le indicazioni sono diverse e più caute: per un lattante molto piccolo con febbre il riferimento è il pediatra, indipendentemente dal valore e da quello che dice qualunque pagina web. Questa pagina descrive le indicazioni generali per bambini più grandi, e non sostituisce mai una valutazione.

Come sta il bambino

La prima domanda delle indicazioni pediatriche non riguarda la temperatura ma il comportamento: gioca, mangia, risponde?

°C

Che cosa fanno davvero gli antipiretici

Le indicazioni pediatriche italiane sono esplicite su tre punti che cambiano il modo di usarli.

Gli antipiretici possono essere somministrati se il bambino manifesta uno stato di malessere. Non modificano il normale decorso della malattia. E non prevengono le convulsioni febbrili — nemmeno aumentando la dose, nemmeno in un bambino che le ha già avute.

La conseguenza pratica è che la domanda «a quanto devo darlo?» è la domanda sbagliata. Quella giusta è: il bambino sta male? Se gioca, mangia e risponde agli stimoli, il numero sul termometro non è di per sé un motivo di intervento.

I principali antipiretici sono il paracetamolo e l'ibuprofene. Le dosi le indica il pediatra, e questa pagina non le riporta.

Un nome per il fenomeno

La società italiana di pediatria usa un termine preciso e lo scrive nei suoi materiali: fever-phobia. Il motivo per cui i genitori devono sapere quando e come somministrare gli antipiretici è, testualmente, evitare la fever-phobia e l'uso di farmaci non appropriati.

Alla base c'è una convinzione diffusa: che la febbre sia di per sé pericolosa. Entro certi limiti la febbre non danneggia l'organismo: è una risposta, non la malattia.

Uno studio australiano ha verificato quanto la temperatura predica la gravità: pur esistendo un trend di maggiore incidenza di malattia grave con valori crescenti, il valore predittivo del sintomo resta limitato. Il numero, da solo, informa meno di quanto sembri.

Le convulsioni febbrili, e tre falsi miti

Sono il disturbo neurologico più frequente tra i bambini piccoli e la principale fonte di paura. La società italiana di pediatria elenca tre convinzioni e le marca come false.

Convinzione
«Se la febbre è alta c'è rischio di convulsione»FALSO — non c'è correlazione diretta tra livello di temperatura e probabilità
«Chi ha convulsioni febbrili rischia la meningite»FALSO
«Convulsioni in corso di febbre significano epilessia»FALSO — sono due problemi molto diversi

Quello che conta non è tanto il valore assoluto quanto la rapidità con cui la temperatura sale: molti bambini hanno la crisi proprio nella fase iniziale di un'infezione, talvolta prima che i genitori si accorgano che è malato.

Sulle conseguenze le fonti sono concordi: le convulsioni febbrili semplici non causano danni cerebrali, disabilità intellettive o difficoltà di apprendimento. La crisi dura in genere due-tre minuti ed è seguita da una fase di sonnolenza. Nella maggior parte dei casi non richiedono né ricovero né esami.

Due precisazioni: esistono forme complesse, prolungate oltre la mezz'ora o con quadro diverso, che richiedono approfondimento. E le convulsioni non sono una controindicazione alle vaccinazioni — al contrario, i vaccini prevengono alcune malattie, come il morbillo, che possono scatenarle.

Tre cose che non servono, e una che può fare danno

Quello che si consiglia è invece semplice: mettere il bambino a riposo — non necessariamente a letto, ma in un posto confortevole.

Come si misura

Si parla di febbre quando la temperatura supera i 38 °C rilevata a livello ascellare o inguinale. È preferibile usare un termometro digitale, con il bambino a riposo, a livello ascellare.

Un dettaglio che evita allarmi inutili: la temperatura corporea non è uguale durante tutta la giornata. Aumenta fisiologicamente dopo i pasti, dopo l'attività fisica e la sera.

Che cosa questa pagina non fa

Domande frequenti

A quanti gradi devo dare l'antipiretico?

È la domanda che le indicazioni pediatriche spostano: l'attenzione del genitore deve essere rivolta a ridurre lo stato di malessere del bambino, e gli antipiretici si somministrano se il bambino manifesta malessere. Non esiste una soglia numerica che di per sé imponga di intervenire. Se il bambino gioca, mangia e risponde agli stimoli nonostante qualche linea di febbre, il numero sul termometro non è un motivo di intervento; se sta male, mangia e dorme poco ed è sofferente, l'antipiretico agisce proprio su quel disagio. Le dosi le stabilisce il pediatra in base al peso.

L'antipiretico previene le convulsioni febbrili?

No, ed è uno dei punti su cui le fonti pediatriche sono più esplicite. Gli antipiretici controllano la febbre ma non prevengono le convulsioni: diverse revisioni di buona qualità della letteratura non hanno trovato evidenza che il loro uso le eviti. Ne segue una conseguenza pratica importante: anche in un bambino che ha già avuto episodi convulsivi non è necessario aumentare la dose quando la temperatura sale. Va aggiunto che gli antipiretici non modificano nemmeno il normale decorso della malattia.

Più è alta la febbre, più è grave la malattia?

Meno di quanto si creda. Uno studio australiano ha verificato la questione: pur esistendo un trend di maggiore incidenza di malattia grave con valori crescenti di temperatura, il valore predittivo del sintomo resta limitato. È il motivo per cui le indicazioni spostano l'attenzione sullo stato complessivo del bambino: se gioca, si alimenta e risponde agli stimoli non c'è motivo di allarme, mentre un bambino molto abbattuto merita attenzione anche con una febbre più bassa. Lo stesso vale per il rischio di convulsioni: non c'è correlazione diretta tra il livello di temperatura e la probabilità che si verifichino.

Le convulsioni febbrili lasciano conseguenze?

Le forme semplici no: non causano danni cerebrali, disabilità intellettive o difficoltà di apprendimento, e non sono indicative di un disturbo sottostante più grave. La crisi dura in genere due-tre minuti ed è seguita da una fase di sonnolenza; nella maggior parte dei casi non richiede né ricovero né esami. Sono anche cosa diversa dall'epilessia, che si caratterizza per crisi ripetute di solito senza febbre. Esistono però forme complesse, prolungate oltre la mezz'ora o con un quadro clinico diverso, per le quali è opportuno un approfondimento: la distinzione la fa il medico.

Le spugnature aiutano ad abbassarla?

Le indicazioni le sconsigliano. Le spugnature con acqua possono creare disagio e talvolta vasocostrizione e brivido, che è l'opposto di quello che serve; la tradizionale borsa di ghiaccio sulla testa non comporta alcun beneficio. Le spugnature con alcol sono sconsigliate per due ragioni: provocano vasocostrizione anziché la vasodilatazione necessaria alla dissipazione del calore, e l'alcol può essere assorbito attraverso la pelle con rischio di tossicità. Quello che si consiglia è mettere il bambino a riposo, non necessariamente a letto ma in un posto confortevole.

Da leggere insieme a questo

Anche sulla temperatura corporea negli adulti il valore «normale» è più mobile di quanto il numero storico suggerisca.

Fonte e metodo

Definizione
Febbre: temperatura superiore a 38 °C rilevata a livello ascellare o inguinale
Misurazione
Termometro digitale, bambino a riposo, sede ascellare; la temperatura aumenta fisiologicamente dopo i pasti, dopo l'attività fisica e la sera
Criterio di intervento
L'attenzione va rivolta a ridurre il malessere del bambino; gli antipiretici si somministrano se manifesta uno stato di malessere
Che cosa non fanno gli antipiretici
Non modificano il normale decorso della malattia; non prevengono le convulsioni febbrili, nemmeno aumentando la dose
Farmaci
Paracetamolo e ibuprofene; le dosi le stabilisce il pediatra
Fever-phobia
Termine usato dalla società italiana di pediatria: conoscere quando e come usare gli antipiretici serve a evitarla, insieme all'uso di farmaci non appropriati
Valore predittivo
Studio australiano: pur con un trend di maggiore incidenza di malattia grave a temperature crescenti, il valore predittivo del sintomo resta limitato
Falsi miti indicati come tali
Che la febbre alta comporti rischio di convulsione — non c'è correlazione diretta; che le convulsioni febbrili indichino meningite; che indichino epilessia
Convulsioni febbrili
Disturbo neurologico più frequente nei bambini piccoli; in genere in bambini sani tra i 3 mesi e i 5-6 anni; durata di 2-3 minuti seguita da fase di sonnolenza; le forme semplici non causano danni cerebrali, disabilità intellettive o difficoltà di apprendimento
Fattore rilevante
Più del valore assoluto conta spesso la rapidità con cui la temperatura sale
Forme complesse
Prolungate oltre la mezz'ora o con quadro clinico diverso: richiedono approfondimento specifico
Vaccinazioni
Le convulsioni non sono una controindicazione; i vaccini prevengono alcune malattie, come il morbillo, che possono scatenarle
Misure sconsigliate
Spugnature con acqua (disagio, vasocostrizione, brivido); borsa di ghiaccio sulla testa (nessun beneficio); spugnature con alcol (vasocostrizione e assorbimento cutaneo con rischio di tossicità)
Limiti
Non indica dosi; non sostituisce la valutazione pediatrica, in particolare nei primi mesi di vita; non diagnostica la causa
Pubblicato
28 agosto 2026
Ultima revisione
28 agosto 2026
Prossima revisione
febbraio 2027

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