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Terza età e fragilità

Sonno — non serve meno riposo, si riesce a ottenerne meno

«Gli anziani hanno bisogno di meno sonno» è un pregiudizio radicato, e le linee guida internazionali lo smentiscono: anche dopo i 65 anni il fabbisogno resta di 7-8 ore. La differenza non è un minor bisogno del cervello, ma la ridotta capacità di ottenere quel riposo in un unico blocco ininterrotto.

Aggiornato il 28 agosto 2026 Sonnellino: 15-20 minuti Nessun dato inviato

Svegliarsi sempre stanchi non è una conseguenza normale dell'età. Le fonti sono esplicite: davanti a difficoltà croniche nel dormire o a un affaticamento costante è importante indagare le cause sottostanti — dai disturbi respiratori del sonno ai farmaci che interferiscono con il riposo.

Che tipo di difficoltà

La prima domanda non è un dettaglio: distingue due meccanismi diversi, che rispondono a cose diverse.

ore
n.

Che cosa cambia davvero

Il consenso indica che la necessità fisiologica di riposo resta pressoché costante durante l'età adulta. A cambiare è l'architettura del sonno.

Questo porta erroneamente a pensare che il corpo si sia «accontentato» di meno ore, mentre in realtà il sistema nervoso sta semplicemente faticando a mantenere la continuità del sonno.

Più della metà delle persone over 65 ha problemi legati al sonno, e il 50-80% fa pisolini durante il giorno.

Il numero che conta non è quello delle ore

Le fonti spostano l'attenzione su un altro parametro: il vero problema non è quante ore si dorme, ma se il sonno è efficiente.

L'esempio riportato è netto: una persona che impiega 45 minuti ad addormentarsi e si sveglia 5 volte a notte, anche dormendo 8 ore teoriche, avrà un sonno di scarsa qualità.

I segnali di un sonno inadeguato sono indicati come chiari: difficoltà di concentrazione, irritabilità, bisogno compulsivo di caffeina, sonnolenza diurna, quella sensazione di «nebbia mentale».

Due insonnie diverse, due meccanismi diversi

È il punto più concreto di questa pagina, e ha una conseguenza pratica immediata.

Nella prima parte della notte c'è abbondanza di sonno profondo, nella seconda abbondanza di sonno REM. Dal punto di vista dei neurotrasmettitori, i primi cicli sono prevalentemente associati al rilascio di GABA, quelli successivi al rilascio di acetilcolina.

Ne segue che un farmaco attivo sul GABA — per esempio una benzodiazepina — in un paziente con risvegli precoci non potrà avere alcun effetto. Il meccanismo fisiopatologico dell'insonnia da addormentamento e di quella da mantenimento è diverso.

C'è poi un'avvertenza a monte: non bisogna dare per scontato che il paziente anziano con disturbi del sonno abbia sempre e solo l'insonnia. Serve una diagnosi differenziale, valutando i sintomi associati.

Il controllo che viene prima

Prima di intraprendere terapie farmacologiche per il sonno in una persona anziana che già assume molti medicinali, l'indicazione è precisa: verificare l'orario di assunzione della terapia abituale e, con l'aiuto del medico, se sono presenti farmaci in grado di determinare insonnia o compromettere il sonno notturno.

È un controllo che precede l'aggiunta, e che può rendere superflua l'aggiunta stessa.

Vale anche una considerazione generale: i risvegli notturni hanno spesso cause identificabili — la necessità di urinare, il dolore da artrosi, disturbi respiratori — che non si risolvono con un ipnotico.

Che cosa raccomandano le linee guida

Sulle benzodiazepine l'indicazione è cambiata: non sono più raccomandate dalle linee guida a causa dei rischi legati alla loro assunzione, e sono raccomandate per il solo trattamento a breve termine.

C'è una precisazione onesta su cosa fare quando sono già in corso: non è facile sospendere il farmaco, quindi l'indicazione è concentrarsi sull'evitare di iniziare o prolungare il trattamento nei nuovi pazienti.

Le alternative non farmacologiche disponibili sono molte:

In un sondaggio tra medici, circa il 90% indica proprio l'igiene del sonno o la terapia cognitivo-comportamentale come primo approccio dopo la diagnosi.

Il sonnellino, e quando dice qualcosa

Un pisolino di tanto in tanto non influisce sul sonno notturno, ma l'indicazione è di limitarlo a 15-20 minuti e non oltre, perché può rendere più difficile addormentarsi la sera.

C'è però un'osservazione che vale la pena riportare: il bisogno di dormire di più nel pomeriggio testimonia già la possibilità che si sia creato un debito di sonno. È quindi un'informazione, prima ancora che un'abitudine da correggere.

Che cosa questa pagina non fa

Domande frequenti

È vero che con l'età serve meno sonno?

No: è un pregiudizio radicato che il consenso scientifico e le linee guida internazionali della medicina del sonno smentiscono. Anche dopo i 65 anni il fabbisogno fisiologico raccomandato resta compreso tra le sette e le otto ore per notte, e la necessità di riposo rimane pressoché costante durante l'età adulta. La differenza sostanziale non risiede in un minor bisogno del cervello ma nella ridotta capacità di ottenere quel riposo in un unico blocco ininterrotto: si riduce il sonno profondo e il riposo diventa composto prevalentemente da stadi leggeri, molto più soggetti a risvegli.

Perché dormire otto ore non basta a sentirsi riposati?

Perché il parametro che conta non è la quantità ma l'efficienza. L'esempio riportato dalle fonti è netto: una persona che impiega quarantacinque minuti ad addormentarsi e si sveglia cinque volte a notte, anche dormendo otto ore teoriche, avrà un sonno di scarsa qualità. I segnali di un sonno inadeguato sono difficoltà di concentrazione, irritabilità, bisogno compulsivo di caffeina, sonnolenza diurna e la sensazione di nebbia mentale. Va aggiunto che svegliarsi sempre stanchi non è una conseguenza normale dell'età e merita di essere indagato.

Perché un sonnifero a volte non funziona?

Perché il tipo di farmaco deve corrispondere al tipo di insonnia, e i due meccanismi sono diversi. Nella prima parte della notte c'è abbondanza di sonno profondo e i primi cicli sono prevalentemente associati al rilascio di GABA; nella seconda parte prevale il sonno REM, legato all'acetilcolina. Ne segue che un farmaco attivo sul GABA, per esempio una benzodiazepina, in un paziente con risvegli precoci non potrà avere alcun effetto. È anche il motivo per cui distinguere l'insonnia da addormentamento da quella da mantenimento non è un dettaglio.

Che cosa si fa prima di ricorrere a un farmaco?

Due cose. La prima è un controllo: prima di intraprendere terapie farmacologiche per il sonno in una persona che già assume molti medicinali, va verificato l'orario di assunzione della terapia abituale e, con l'aiuto del medico, se sono presenti farmaci in grado di determinare insonnia o compromettere il sonno notturno. La seconda sono le alternative non farmacologiche, che sono molte: terapia cognitivo-comportamentale, educazione all'igiene del sonno, terapia del controllo dello stimolo, restrizione del sonno, attività fisica regolare e tecniche di rilassamento. In un sondaggio tra medici, circa il novanta per cento indica proprio igiene del sonno o terapia cognitivo-comportamentale come primo approccio.

Che cosa dice il bisogno di dormire di pomeriggio?

Un pisolino di tanto in tanto non influisce sul sonno notturno, ma l'indicazione è di limitarlo a quindici-venti minuti e non oltre, perché può rendere più difficile addormentarsi la sera. C'è però un'osservazione che cambia il modo di leggerlo: il bisogno di dormire di più nel pomeriggio testimonia già la possibilità che si sia creato un debito di sonno. È quindi prima di tutto un'informazione su come si sta dormendo di notte, e solo in secondo luogo un'abitudine da regolare. Va ricordato che il cinquanta-ottanta per cento degli anziani fa pisolini durante il giorno.

Da leggere insieme a questo

Le benzodiazepine compaiono in entrambe le pagine: qui per l'efficacia, lì tra le classi potenzialmente inappropriate nell'anziano.

Fonte e metodo

Fabbisogno
Il consenso indica che la necessità fisiologica di riposo resta pressoché costante durante l'età adulta; anche dopo i 65 anni il fabbisogno raccomandato è compreso tra 7 e 8 ore per notte
Che cosa cambia
Riduzione fisiologica del sonno profondo, stadio rigenerativo essenziale per neuroplasticità e consolidamento della memoria; il riposo diventa composto prevalentemente da stadi leggeri, più soggetti a risvegli
Interpretazione errata
La frammentazione porta a pensare che il corpo si sia accontentato di meno ore, mentre il sistema nervoso sta faticando a mantenere la continuità del sonno
Avanzamento di fase
Dopo i sessant'anni l'orologio biologico interno, regolato a livello ipotalamico, subisce un avanzamento di fase
Diffusione
Più della metà delle persone over 65 ha problemi legati al sonno; il 50-80% fa pisolini durante il giorno
Parametro rilevante
Il problema non è quante ore si dorme ma se il sonno è efficiente: chi impiega 45 minuti ad addormentarsi e si sveglia 5 volte a notte, pur dormendo 8 ore teoriche, avrà un sonno di scarsa qualità
Segnali di sonno inadeguato
Difficoltà di concentrazione, irritabilità, bisogno compulsivo di caffeina, sonnolenza diurna, sensazione di nebbia mentale
Struttura della notte
Nella prima parte abbondanza di sonno profondo non-REM, nella seconda abbondanza di sonno REM; i primi cicli sono prevalentemente associati al rilascio di GABA, i successivi al rilascio di acetilcolina
Conseguenza terapeutica
Un farmaco attivo sul GABA, per esempio una benzodiazepina, in un paziente con risvegli precoci non potrà avere alcun effetto; il meccanismo dell'insonnia da addormentamento e di quella da mantenimento è diverso
Diagnosi differenziale
Non bisogna dare per scontato che il paziente anziano con disturbi del sonno abbia sempre e solo l'insonnia
Verifica preliminare
Prima di terapie farmacologiche per il sonno va verificato l'orario di assunzione della terapia abituale e, con il medico, la presenza di farmaci in grado di determinare insonnia o compromettere il sonno notturno
Benzodiazepine
Non più raccomandate dalle linee guida per i rischi legati all'assunzione, e raccomandate per il solo trattamento a breve termine; sospenderle non è facile, quindi l'indicazione è evitare di iniziare o prolungare il trattamento nei nuovi pazienti
Alternative non farmacologiche
Terapia cognitivo-comportamentale, educazione all'igiene del sonno, terapia del controllo dello stimolo, terapia di restrizione del sonno, attività fisica regolare, tecniche di rilassamento
Primo approccio
In un sondaggio tra medici circa il 90% indica come primo approccio dopo la diagnosi di insonnia l'igiene del sonno e la terapia cognitivo-comportamentale
Sonnellino
Un pisolino occasionale non influisce sul sonno notturno ma è meglio limitarlo a 15-20 minuti; il bisogno di dormire di più nel pomeriggio testimonia già la possibilità di un debito di sonno
Limiti
Non fa diagnosi; non indica farmaci né suggerisce di sospenderne; non tratta i disturbi respiratori del sonno
Pubblicato
28 agosto 2026
Ultima revisione
28 agosto 2026
Prossima revisione
febbraio 2027

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