Revisione della Terapia — «potenzialmente inappropriato» non vuol dire vietato
Esistono liste internazionali di farmaci a rischio nella terza età, e vengono spesso citate come elenchi di cose da evitare. Chi le ha scritte precisa il contrario: sono farmaci potenzialmente inappropriati e non «assolutamente» — con l'istruzione di capire perché ciascuno è in lista e di contestualizzare.
La deprescrizione è definita come un processo di riduzione graduale, programmata e controllata, supervisionato da un operatore sanitario. Niente di quello che segue è un motivo per sospendere qualcosa di propria iniziativa: è materiale per una conversazione con chi prescrive.
La terapia in corso
La terza domanda riguarda uno degli scenari in cui la revisione è indicata come prioritaria.
Risultato
| Scenario | Nel caso descritto |
|---|
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Quanto è diffusa la politerapia
Si stima che un quinto dei pazienti adulti sia trattato con cinque o più farmaci. Nell'anziano la prevalenza è più alta.
| Contesto | Prevalenza della politerapia |
|---|---|
| Popolazione anziana | tra il 30% e il 70% |
| Pazienti in strutture di cura | fino al 90% |
La politerapia negli anziani aumenta il rischio di reazioni avverse, prescrizioni inappropriate, interazioni farmacologiche, numero di ospedalizzazioni e costi.
Le liste, e come vanno lette
Esistono strumenti internazionali per individuare i farmaci potenzialmente inappropriati nell'anziano. Il più noto è stato introdotto nel 1991 e rivisto più volte, l'ultima volta nel 2019.
I farmaci inclusi sono da considerarsi potenzialmente inappropriati e non «assolutamente». L'istruzione che accompagna le liste è di essere consapevoli del perché ciascun farmaco vi è stato inserito, e di contestualizzare.
La struttura lo conferma. Una classe raccoglie farmaci da evitare negli anziani con determinate patologie che il farmaco potrebbe esacerbare — per esempio gli antinfiammatori non steroidei in chi ha insufficienza cardiaca o insufficienza renale avanzata, o benzodiazepine e anticolinergici in chi ha un deterioramento cognitivo. Un'altra raccoglie farmaci in cui il rischio impone semplicemente maggiore cautela.
Non è quindi una lista di divieti: è una lista di combinazioni tra farmaco e situazione.
L'inappropriatezza ha due direzioni
È il punto meno intuitivo, ed è costruito dentro gli strumenti stessi. Le prescrizioni inappropriate si dividono in due forme:
| Forma | Che cos'è |
|---|---|
| Farmaci potenzialmente inappropriati | Qualcosa che viene prescritto e non dovrebbe |
| Potenziali omissioni prescrittive | Qualcosa che non viene prescritto e dovrebbe |
Per questo gli strumenti sono due serie, non una: una per segnalare le prescrizioni potenzialmente inappropriate, l'altra per avvisare i medici del trattamento giusto.
Ne segue una conseguenza pratica: una revisione della terapia non è un'operazione di sottrazione. Può concludersi anche con l'aggiunta di qualcosa che mancava.
I tre scenari in cui la revisione è prioritaria
Gli scenari clinici più comuni in cui la possibilità di deprescrivere andrebbe presa seriamente in considerazione sono indicati con precisione:
- Le reazioni avverse ai farmaci.
- La politerapia.
- La cascata prescrittiva.
La terza è la più difficile da riconoscere dall'interno: si verifica quando l'effetto indesiderato di un farmaco viene interpretato come un nuovo disturbo, e trattato con un altro farmaco. Da lì la catena può allungarsi.
Un algoritmo proposto per guidare il processo parte da un'azione precisa: valutare tutti i farmaci assunti e la loro effettiva indicazione. Non uno per volta, ma insieme.
Che cosa succede quando si fa
Uno studio su pazienti anziani con demenza dà un ordine di grandezza realistico, e vale la pena leggerlo per quello che è.
La media era di 9,4 farmaci per paziente. Dopo la prima visita e il conseguente processo di deprescrizione la media è scesa a 8,7. I farmaci potenzialmente inappropriati in uso erano il 36,1%.
Il calo è modesto, ed è un dato onesto: la revisione non è una potatura drastica ma un aggiustamento, e le strategie di intervento disponibili sono indicate come poco numerose.
In Italia gli interventi di deprescrizione crescono con l'età — arrivano al 31% negli assistiti di 90 anni e oltre — con una variabilità geografica: 21% al Nord, 18% al Centro, 17% al Sud.
Una classe citata spesso
Le benzodiazepine sono state incluse in entrambi i principali strumenti come classe potenzialmente inappropriata per gli anziani. Nonostante questo, le prescrizioni nell'ambito delle cure primarie sono descritte come in aumento.
Le prescrizioni inappropriate possono favorirne l'abuso, facilitare lo sviluppo di una dipendenza e influire negativamente sulla qualità della vita.
Vale la regola generale di questa pagina, che qui conta più che altrove: sono farmaci la cui riduzione va programmata e supervisionata, mai improvvisata.
Che cosa questa pagina non fa
- Non è un invito a sospendere: la deprescrizione è per definizione un processo supervisionato da un operatore sanitario.
- Non elenca i farmaci delle liste, che vanno lette da chi conosce la situazione clinica.
- Non giudica una terapia: molti farmaci in lista sono appropriati per la persona giusta.
- Non riguarda solo il togliere: le omissioni prescrittive sono l'altra metà del problema.
- Non sostituisce la revisione, che richiede di valutare tutti i farmaci insieme e la loro effettiva indicazione.
Domande frequenti
Se un farmaco è in una lista di quelli inappropriati va tolto?
No, e chi ha scritto quelle liste lo precisa esplicitamente: i farmaci inclusi sono da considerarsi potenzialmente inappropriati e non «assolutamente», con l'istruzione di essere consapevoli del perché ciascuno vi sia stato inserito e di contestualizzare. La struttura stessa lo conferma, perché una delle classi raccoglie farmaci da evitare negli anziani con determinate patologie che il farmaco potrebbe esacerbare, e un'altra raccoglie farmaci in cui il rischio impone semplicemente maggiore cautela. Non è una lista di divieti ma di combinazioni tra farmaco e situazione.
Che cos'è la cascata prescrittiva?
È uno dei tre scenari in cui la possibilità di deprescrivere andrebbe presa seriamente in considerazione, insieme alle reazioni avverse e alla politerapia. Si verifica quando l'effetto indesiderato di un farmaco viene interpretato come un nuovo disturbo e trattato con un altro farmaco, e da lì la catena può allungarsi. È la più difficile da riconoscere dall'interno, perché ciascun passaggio, preso da solo, sembra sensato. Un algoritmo proposto per guidare la revisione parte proprio da un'azione che la intercetta: valutare tutti i farmaci assunti e la loro effettiva indicazione, insieme e non uno per volta.
Rivedere la terapia significa sempre togliere qualcosa?
No, e questo è il punto meno intuitivo. Le prescrizioni inappropriate si dividono in due forme: i farmaci potenzialmente inappropriati, cioè qualcosa che viene prescritto e non dovrebbe, e le potenziali omissioni prescrittive, cioè qualcosa che non viene prescritto e dovrebbe. Per questo gli strumenti internazionali sono due serie e non una: la prima segnala le prescrizioni potenzialmente inappropriate, la seconda serve ad avvisare i medici del trattamento giusto. Una revisione può quindi concludersi anche con l'aggiunta di qualcosa che mancava.
Quanto è diffusa la politerapia?
Si stima che un quinto dei pazienti adulti sia trattato con cinque o più farmaci, e nella popolazione anziana la prevalenza è compresa tra il trenta e il settanta per cento, fino a raggiungere il novanta per cento nei pazienti ricoverati in strutture di cura. La politerapia negli anziani aumenta il rischio di reazioni avverse, prescrizioni inappropriate, interazioni farmacologiche, numero di ospedalizzazioni e costi sanitari. È anche uno dei tre scenari in cui la revisione della terapia è indicata come prioritaria.
Quanto si riesce a ridurre, in pratica?
Meno di quanto ci si aspetterebbe, ed è un dato che vale la pena conoscere. In uno studio su pazienti anziani con demenza la media era di 9,4 farmaci per paziente, e dopo la prima visita e il conseguente processo di deprescrizione è scesa a 8,7; i farmaci potenzialmente inappropriati in uso erano il 36,1%. Il calo è modesto perché la revisione non è una potatura drastica ma un aggiustamento, e le strategie di intervento disponibili sono indicate come poco numerose. In Italia gli interventi crescono con l'età, arrivando al 31% negli assistiti di novant'anni e oltre.
Da leggere insieme a questo
Sedativi e politerapia compaiono tra le cause più frequenti di caduta, ed è uno dei motivi per cui la revisione conta.
Fonte e metodo
- Definizione di deprescrizione
- Processo di riduzione graduale, programmata e controllata di farmaci potenzialmente inappropriati, supervisionato da un operatore sanitario, con l'obiettivo di gestire meglio la polifarmacoterapia
- Motivazioni
- I farmaci in questione possono causare danni, non essere più indicati oppure apparire inutili nella terapia in corso
- Diffusione della politerapia
- Un quinto dei pazienti adulti è trattato con cinque o più farmaci; nella popolazione anziana la prevalenza è compresa tra il 30% e il 70%, fino al 90% nei pazienti ricoverati in strutture di cura
- Conseguenze
- Aumento del rischio di reazioni avverse, prescrizioni inappropriate, interazioni farmacologiche, ospedalizzazioni e costi sanitari
- Strumenti
- Il principale strumento per individuare i farmaci potenzialmente inappropriati è stato introdotto nel 1991 e rivisto più volte, l'ultima nel 2019; esistono inoltre due serie di criteri, una per le prescrizioni potenzialmente inappropriate e una per segnalare il trattamento appropriato
- Come vanno lette le liste
- I farmaci inclusi sono da considerarsi potenzialmente inappropriati e non «assolutamente»; l'istruzione è di essere consapevoli del perché siano stati inseriti e di contestualizzare
- Struttura delle classi
- Una classe raccoglie farmaci da evitare negli anziani con determinate patologie che il farmaco potrebbe esacerbare, per esempio antinfiammatori non steroidei in insufficienza cardiaca o renale avanzata, benzodiazepine e anticolinergici in presenza di deterioramento cognitivo; un'altra raccoglie farmaci per cui il rischio impone maggiore cautela
- Due forme di inappropriatezza
- Farmaci potenzialmente inappropriati e potenziali omissioni prescrittive, cioè trattamenti indicati ma non prescritti
- Scenari prioritari
- Le reazioni avverse ai farmaci, la politerapia e la cascata prescrittiva
- Algoritmo di revisione
- Un algoritmo proposto nel 2015 prevede cinque azioni chiave, la prima delle quali è valutare tutti i farmaci assunti dal paziente e la loro effettiva indicazione
- Risultati osservati
- In uno studio su pazienti anziani con demenza la media era di 9,4 farmaci per paziente, scesa a 8,7 dopo il processo di deprescrizione; i farmaci potenzialmente inappropriati in uso erano il 36,1%
- Dati italiani
- Gli interventi di deprescrizione crescono con l'età, fino al 31% negli assistiti di età pari o superiore a 90 anni, con variabilità geografica: 21% al Nord, 18% al Centro, 17% al Sud
- Benzodiazepine
- Incluse nei principali strumenti come classe potenzialmente inappropriata per gli anziani; le prescrizioni nelle cure primarie sono descritte in aumento; le prescrizioni inappropriate possono favorirne l'abuso, facilitare lo sviluppo di dipendenza e influire negativamente sulla qualità della vita
- Limiti
- Non è un invito a sospendere; la deprescrizione è per definizione supervisionata; le strategie di intervento disponibili sono indicate come poco numerose
- Pubblicato
- 28 agosto 2026
- Ultima revisione
- 28 agosto 2026
- Prossima revisione
- febbraio 2027
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