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Vita quotidiana

Arresto cardiaco — l'unico errore reale è non fare nulla

La letteratura scientifica lo dice in una riga: l'unico errore reale nel trattamento dell'arresto cardiaco è l'astensione. Ogni minuto senza soccorso riduce le possibilità di sopravvivenza del 10%, e chi si trova accanto alla vittima è l'anello che contribuisce più di ogni altra cosa alla sopravvivenza.

Aggiornato il 28 agosto 2026 In emergenza: 112 Nessun dato inviato

Se stai assistendo a un'emergenza adesso, chiudi questa pagina e chiama il 112. Gli operatori guidano al telefono, passo per passo, anche chi non ha mai fatto un corso. Questa pagina serve a sapere prima, non a decidere durante.

Che cosa ti fermerebbe

Le risposte più comuni sono anche quelle a cui esiste una risposta precisa.

Il numero che conta

L'arresto cardiaco si verifica quando il cuore smette improvvisamente di pompare sangue: può colpire ovunque e in qualsiasi momento, senza preavviso. In Italia se ne registrano circa 60.000 l'anno fuori dall'ospedale, su circa 400.000 in Europa, dove costituisce la terza causa di morte.

Senza alcun intervento di rianimazione le possibilità di sopravvivenza diminuiscono del 10% ogni minuto: dopo 10 minuti i danni cerebrali diventano irreversibili e le speranze di sopravvivere sono estremamente ridotte.

È la ragione per cui l'anello decisivo non è quello che arriva, ma quello che è già lì.

La catena, anello per anello

  1. Riconoscimento e allarme. Il primo anello è il riconoscimento precoce dei segni dell'arresto e l'insieme delle procedure che permettono la rapida segnalazione dell'emergenza: la chiamata.
  2. Rianimazione precoce. L'obiettivo è sostituirsi all'azione di pompa del cuore per mantenere un flusso di sangue ossigenato al cervello e agli altri organi, e ritardare il più possibile l'instaurarsi di danni irreversibili, in attesa del defibrillatore e dei soccorsi avanzati.
  3. Defibrillazione precoce. Una scarica elettrica al cuore interrompe la fibrillazione ventricolare e con buona probabilità rimette il cuore in ritmo.
  4. Soccorsi avanzati e gestione post-rianimatoria.

Il senso della parola «catena» è preciso: per garantire la massima probabilità di sopravvivenza tutte le fasi devono essere eseguite in maniera tempestiva. Un anello lento vale come un anello mancante.

Non devi sapere: te lo dicono

È il punto che cambia di più la disponibilità a intervenire, ed è meno noto di quanto dovrebbe.

Guidati al telefono dagli operatori dell'emergenza, i soccorritori occasionali possono eseguire il massaggio cardiaco e utilizzare il defibrillatore, accorciando i tempi di intervento e contribuendo più di ogni altra cosa alla sopravvivenza di chi è colpito.

Il defibrillatore semiautomatico può essere usato anche da persone non mediche, seguendo le istruzioni vocali dell'apparecchio e le indicazioni degli operatori al telefono.

Non è un dispositivo che decide chi lo usa: è un dispositivo che analizza il ritmo e dice cosa fare.

La paura delle conseguenze

È l'ostacolo più citato, e la norma se ne è occupata. La legge del 2021 dedicata a questo tema, insieme al richiamo allo stato di necessità, consente di intervenire con maggiore serenità, utilizzando i defibrillatori pubblici senza il timore di contestazioni sulla propria abilitazione o sulle modalità d'uso dello strumento.

La bibliografia scientifica conferma che l'unico errore reale nel trattamento dell'arresto cardiaco è l'astensione.

La stessa legge prevedeva un'applicazione nazionale per censire e geolocalizzare tutti i defibrillatori sul territorio. A distanza di anni la sua attuazione resta incompleta, e poche regioni se ne sono dotate: è una delle ragioni per cui sapere in anticipo dov'è il defibrillatore dei luoghi che si frequentano conta ancora molto.

Perché i numeri cambiano tanto

La sopravvivenza media all'arresto cardiaco extraospedaliero è dell'8%; uno studio europeo su oltre 45.000 casi in 28 paesi ha rilevato il 7,5% in Europa e il 6,6% in Italia.

Ma dentro quelle medie c'è una variabilità enorme, e riguarda proprio i due anelli affidati ai cittadini:

VariabileIntervallo osservato
Rianimazione avviata dagli astantidal 13% all'83%
Uso del defibrillatoredal 3,8% al 59%

Non sono differenze tra malattie: sono differenze tra quello che le persone intorno fanno.

Una cosa che le linee guida hanno aggiunto

Fino a poco fa la catena si fermava alla sopravvivenza. Le linee guida europee più recenti aggiungono una fase finale dedicata al recupero: riabilitazione cardiologica, monitoraggio neurologico, reinserimento sociale e supporto psicologico.

E includono espressamente i «co-sopravvissuti», cioè i familiari coinvolti nell'evento.

La sopravvivenza, in questa impostazione, non è più un dato finale ma l'inizio di un percorso.

Che cosa questa pagina non fa

Domande frequenti

Posso essere denunciato se intervengo e va male?

È l'ostacolo più citato, e la norma se ne è occupata: la legge del 2021 dedicata a questo tema, insieme al richiamo allo stato di necessità, consente di intervenire con maggiore serenità, utilizzando i defibrillatori pubblici senza il timore di contestazioni sulla propria abilitazione o sulle modalità d'uso dello strumento. Vale poi la pena riportare la conclusione della letteratura scientifica per intero: l'unico errore reale nel trattamento dell'arresto cardiaco è l'astensione.

Non ho fatto nessun corso: posso comunque fare qualcosa?

Sì, e non da soli: guidati al telefono dagli operatori dell'emergenza, i soccorritori occasionali possono eseguire il massaggio cardiaco e utilizzare il defibrillatore, accorciando i tempi di intervento e contribuendo più di ogni altra cosa alla sopravvivenza di chi è colpito. Il defibrillatore semiautomatico può essere usato anche da persone non mediche, seguendo le istruzioni vocali dell'apparecchio e le indicazioni ricevute al telefono. Un corso resta utilissimo, ma non averlo fatto non è una ragione per non intervenire.

Di quanti minuti si parla?

Poco, ed è il dato che spiega tutto il resto: senza alcun intervento di rianimazione le possibilità di sopravvivenza diminuiscono del dieci per cento ogni minuto, e dopo dieci minuti i danni cerebrali diventano irreversibili e le speranze di sopravvivere sono estremamente ridotte. È la ragione per cui l'anello decisivo della catena non è quello che arriva ma quello che è già presente sul posto.

Quali sono gli anelli della catena della sopravvivenza?

Quattro. Il primo è il riconoscimento precoce dei segni dell'arresto e l'insieme delle procedure che permettono la rapida segnalazione dell'emergenza. Il secondo è la rianimazione cardiopolmonare precoce, il cui obiettivo è sostituirsi all'azione di pompa del cuore per mantenere un flusso di sangue ossigenato al cervello e agli altri organi, ritardando i danni irreversibili. Il terzo è la defibrillazione precoce, che attraverso una scarica elettrica interrompe la fibrillazione ventricolare e con buona probabilità rimette il cuore in ritmo. Il quarto riguarda i soccorsi avanzati e la gestione post-rianimatoria.

Perché la sopravvivenza cambia così tanto da un posto all'altro?

Perché dipende soprattutto dai due anelli affidati ai cittadini. A fronte di una sopravvivenza media dell'otto per cento, la percentuale di casi in cui gli astanti avviano la rianimazione varia dal tredici all'ottantatré per cento, e l'uso del defibrillatore dal tre virgola otto al cinquantanove per cento. Non sono differenze tra malattie ma differenze tra quello che le persone intorno fanno: uno studio europeo su oltre quarantacinquemila casi ha rilevato una sopravvivenza del sette virgola cinque per cento in Europa e del sei virgola sei per cento in Italia.

Da leggere insieme a questo

Riconoscere presto i sintomi cardiaci è il passaggio che precede tutto il resto.

Fonte e metodo

Definizione
L'arresto cardiaco si verifica quando il cuore smette improvvisamente di pompare sangue; può colpire ovunque e in qualsiasi momento, senza preavviso
Dimensione
Circa 60.000 arresti cardiaci extraospedalieri l'anno in Italia e circa 400.000 in Europa, dove costituisce la terza causa di morte; incidenza annuale tra 67 e 170 casi ogni 100.000 abitanti
Sopravvivenza
Sopravvivenza media all'8%; uno studio europeo su oltre 45.000 casi in 28 paesi ha rilevato il 7,5% in Europa e il 6,6% in Italia
Fattore tempo
Senza alcun intervento di rianimazione le possibilità di sopravvivenza diminuiscono del 10% ogni minuto; dopo 10 minuti i danni cerebrali diventano irreversibili e le speranze di sopravvivere sono estremamente ridotte
Catena della sopravvivenza
Riconoscimento precoce e allertamento dei soccorsi; rianimazione cardiopolmonare precoce; defibrillazione precoce; trattamenti avanzati e gestione post-rianimatoria; tutte le fasi devono essere eseguite in maniera tempestiva
Obiettivo della rianimazione
Sostituirsi, attraverso il massaggio cardiaco e le ventilazioni, all'azione di pompa del cuore per mantenere un flusso di sangue ossigenato al cervello e agli altri organi e ritardare il più possibile l'instaurarsi di danni irreversibili
Defibrillazione
Attraverso una scarica elettrica al cuore interrompe la fibrillazione ventricolare e con buona probabilità rimette il cuore in ritmo
Ruolo dei soccorritori occasionali
Guidati al telefono dagli operatori dell'emergenza possono eseguire il massaggio cardiaco e utilizzare il defibrillatore, accorciando i tempi di intervento e contribuendo più di ogni altra cosa alla sopravvivenza
Uso del defibrillatore
Può essere usato anche da persone non mediche, seguendo le istruzioni vocali dell'apparecchio e le indicazioni degli operatori
Tutela di chi interviene
La legge 116/2021, insieme al richiamo allo stato di necessità, consente di intervenire con maggiore serenità utilizzando defibrillatori pubblici senza timore di contestazioni sulla propria abilitazione o sulle modalità d'uso; la bibliografia scientifica conferma che l'unico errore reale nel trattamento dell'arresto cardiaco è l'astensione
Variabilità
La rianimazione avviata dagli astanti varia dal 13% all'83% e l'uso dei defibrillatori semiautomatici dal 3,8% al 59%
Applicazione nazionale
La legge 116/2021 prevedeva un'app nazionale per censire e geolocalizzare i defibrillatori sul territorio; l'attuazione resta incompleta e poche regioni se ne sono dotate
Linee guida recenti
L'ultima fase della catena è dedicata al recupero, al reinserimento sociale e al supporto psicologico del paziente e della famiglia, con riabilitazione cardiologica, monitoraggio neurologico e supporto ai co-sopravvissuti
Limiti
Questa pagina non insegna le manovre, che richiedono un corso pratico e le indicazioni degli operatori nel momento; non sostituisce la chiamata ai soccorsi
Pubblicato
28 agosto 2026
Ultima revisione
28 agosto 2026
Prossima revisione
febbraio 2027

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