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Gravidanza e fertilità

Toxo Test — leggere il referto, e perché altrove non lo fanno

In Italia il test per la toxoplasmosi si ripete ogni trenta-quaranta giorni per tutta la gravidanza, ed è gratuito per legge dal 1998. In Regno Unito e Stati Uniti non si fa, e i motivi di quella scelta sono documentati. Intanto, il referto va letto — e una delle quattro combinazioni possibili è quella che genera più ansia del necessario.

Aggiornato il 28 agosto 2026 Ogni 30-40 giorni Nessun dato inviato

Il referto lo interpreta chi ti segue, e nei casi dubbi servono laboratori dedicati. Questa pagina spiega che cosa significano le combinazioni e quale sia il passo successivo previsto, perché sapere che esiste un accertamento in grado di chiarire una situazione ambigua cambia il modo in cui si aspetta. Non sostituisce la lettura clinica.

Leggi il tuo referto

Sul referto trovi due voci: IgG e IgM. La combinazione delle due, non il singolo valore, dice a quale situazione appartieni.

sett.

Le quattro combinazioni

IgGIgMSignificato
NegativeNegativeMai infettata, quindi suscettibile: il test si ripete ogni 30-40 giorni
PositiveNegativeInfezione pregressa, che ha conferito protezione: non serve ripetere
NegativePositiveQuadro dubbio: infezione all'esordio oppure falsa positività
PositivePositiveDa approfondire: infezione in atto o recente, oppure IgM persistenti

La combinazione che genera più ansia è l'ultima, e riguarda circa l'1% delle persone testate. Non è una diagnosi: richiede accertamenti per datare l'infezione.

Il problema delle IgM

Le IgM vengono presentate come «anticorpi recenti», e da lì nasce l'equivoco.

Le IgM possono persistere fino a diciotto mesi dopo l'infezione. Trovarle in gravidanza non significa quindi che l'infezione sia avvenuta in gravidanza: può essere di molto precedente, e in quel caso non comporta rischi per il feto. A questo si aggiungono i falsi positivi legati al dosaggio, che sono una criticità nota di questo test.

È per questo che un riscontro di IgM positive apre un percorso di approfondimento anziché una conclusione.

Il test che risolve l'ambiguità

Quando il quadro è incerto, l'accertamento principale è il test di avidità delle IgG. Misura la «forza» del legame tra anticorpo e parassita, che aumenta con il tempo trascorso dall'infezione.

La lettura è asimmetrica, ed è utile saperlo:

Altri esami, come il western blot, aiutano a confermare la specificità degli anticorpi. Nei casi dubbi il riferimento sono laboratori dedicati.

Se una sieroconversione viene confermata, la diagnosi di infezione fetale è possibile ricercando il DNA del parassita nel liquido amniotico — un accertamento invasivo, con i limiti descritti più avanti.

Perché altrove non si fa

Lo screening prenatale è offerto in Italia, Francia, Svizzera, Austria e Germania. In Regno Unito e Stati Uniti non è raccomandato, e gli sforzi sono concentrati sulla prevenzione primaria — le misure igieniche e alimentari.

La ragione principale della differenza è la diversa prevalenza dell'infezione tra i paesi. Ma la letteratura elenca anche criticità specifiche dello screening, e vale la pena conoscerle:

Sono argomenti che riguardano il bilancio complessivo di una politica sanitaria, non la singola persona che ha in mano un referto. Ma spiegano perché due sistemi sanitari ugualmente attenti possano decidere in modo opposto.

Il momento migliore per farlo

Il test andrebbe eseguito prima della gravidanza, nella fase di programmazione: conoscere il proprio stato immunitario in anticipo cambia tutto ciò che viene dopo.

La normativa italiana consente di eseguire questo esame anche prima dell'inizio della gravidanza, senza pagamento del ticket.

Che cosa questa pagina non fa

Domande frequenti

Ho le IgM positive: significa che ho l'infezione ora?

Non necessariamente, ed è il malinteso più frequente su questo esame. Le IgM sono presentate come anticorpi recenti, ma possono persistere fino a diciotto mesi dopo l'infezione: trovarle in gravidanza non significa che l'infezione sia avvenuta in gravidanza. A questo si aggiungono i falsi positivi legati al dosaggio, che sono una criticità nota del test. È il motivo per cui un riscontro di IgM positive apre un percorso di approfondimento — in primo luogo il test di avidità delle IgG — anziché una conclusione.

Che cosa misura il test di avidità?

La forza del legame tra gli anticorpi e il parassita, che aumenta con il tempo trascorso dall'infezione: è un modo indiretto di datarla. La lettura è però asimmetrica, ed è utile saperlo. Un'avidità alta esclude un'infezione recente, e se riscontrata nel primo trimestre colloca l'infezione prima della gravidanza: è il risultato rassicurante. Un'avidità bassa o intermedia invece non dimostra un'infezione recente, perché la maturazione degli anticorpi può essere lenta: in quel caso servono altri accertamenti, come il western blot, e il riferimento sono laboratori dedicati.

Perché in altri paesi non fanno questo screening?

La ragione principale è la diversa prevalenza dell'infezione, che cambia il bilancio di una politica di screening. Ma la letteratura elenca anche criticità specifiche: i falsi positivi delle IgM e la loro persistenza, l'assenza di una tecnica standardizzata per diagnosticare l'infezione fetale tramite amniocentesi, la mancanza di prove chiare che il trattamento antibiotico prevenga l'infezione congenita o migliori gli esiti, e le perdite di feti sani legate all'amniocentesi — stimate tra lo 0,5 e l'1% — o alle interruzioni indotte dallo screening. Regno Unito e Stati Uniti concentrano gli sforzi sulla prevenzione primaria.

Sono IgG positive e IgM negative: devo ripetere il test?

No. È il quadro che indica un'infezione avvenuta da tempo, che ha conferito protezione: chi ha contratto la toxoplasmosi risulta generalmente immune per il resto della vita, e non ci sono rischi per il feto da infezioni successive. In Italia si stima che sia in questa condizione il trenta-quaranta per cento delle donne in età fertile. È anche il motivo per cui conoscere il proprio stato prima della gravidanza è utile: chi scopre di essere già immune non deve ripetere nulla per nove mesi.

Quando andrebbe fatto la prima volta?

Idealmente prima della gravidanza, nella fase di programmazione, e la normativa italiana consente di eseguirlo senza pagamento del ticket anche in quel momento. Il motivo è pratico: se risulti già immune non ci sono rischi e non serve ripetere nulla, mentre se risulti suscettibile puoi adottare le precauzioni igieniche e alimentari fin da subito anziché scoprirlo a gravidanza iniziata. Se la gravidanza è già cominciata, il test va fatto il prima possibile: il protocollo prevede il primo entro la tredicesima settimana e, in caso di negatività, la ripetizione ogni trenta-quaranta giorni fino al parto.

Da leggere insieme a questo

Anche lì il tema è la distanza tra quello che un test segnala e quello che significa davvero.

Fonte e metodo

Quadro normativo italiano
Decreto ministeriale del 10 settembre 1998: il test rientra tra le prestazioni fornite gratuitamente in gravidanza; eseguibile senza ticket anche prima del concepimento
Protocollo
Primo test entro la tredicesima settimana; in caso di sieronegatività, ripetizione ogni 30-40 giorni fino al parto
IgG− IgM−
Mai infettata, suscettibile: si ripete il test
IgG+ IgM−
Infezione pregressa con protezione acquisita: non serve ripetere
IgG− IgM+
Quadro dubbio: infezione all'esordio o falsa positività; si ripete dopo 15-20 giorni per verificare la comparsa delle IgG
IgG+ IgM+
Circa l'1% dei test; richiede approfondimenti per datare l'infezione
Persistenza delle IgM
Fino a 18 mesi dopo l'infezione
Test di avidità delle IgG
Misura la forza del legame, che aumenta col tempo; un'avidità alta esclude un'infezione recente, un'avidità bassa non la dimostra
Diagnosi di infezione fetale
Ricerca del DNA del parassita nel liquido amniotico
Paesi che effettuano lo screening
Italia, Francia, Svizzera, Austria, Germania; non raccomandato in Regno Unito e Stati Uniti
Criticità dello screening
Falsi positivi e persistenza delle IgM; assenza di tecnica standardizzata per la diagnosi fetale; mancanza di prove chiare di efficacia del trattamento antibiotico; perdite di feti sani da amniocentesi stimate tra 0,5 e 1%
Prevalenza in Italia
Si stima protetto il 30-40% delle donne in età fertile
Limiti
Non interpreta referti individuali; non stima il rischio di trasmissione; non riguarda il trattamento né prende posizione sullo screening
Pubblicato
28 agosto 2026
Ultima revisione
28 agosto 2026
Prossima revisione
febbraio 2027

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