Screening cervicale — cinque anni invece di tre non è meno controllo
Dai 25 ai 29 anni il riferimento è il Pap test ogni tre anni. Dai 30 ai 65 è il test HPV ogni cinque. L'intervallo si allunga perché il secondo esame rileva il virus prima che abbia generato lesioni — non perché a quell'età si controlli di meno.
Ogni regione può avere differenze nella gestione del protocollo, e i programmi organizzati inviano una lettera di invito. Questa pagina descrive lo schema generale; il riferimento operativo è il programma di screening della propria regione.
La tua situazione
L'ultima domanda ha una risposta che sorprende molte persone.
Risultato
| Fascia d'età | Esame | Intervallo |
|---|
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Due esami, due fasce, due intervalli
| Età | Esame di riferimento | Ogni |
|---|---|---|
| 25-29 anni | Pap test | 3 anni |
| 30-65 anni | Test HPV-DNA | 5 anni |
La domanda che nasce spontanea è perché l'intervallo si allunghi proprio quando l'età aumenta. La risposta non riguarda l'età ma lo strumento.
Il test HPV rileva la presenza del virus prima che questo abbia avuto la possibilità di generare lesioni precancerose. Poiché trova le lesioni più precocemente, può essere ripetuto ogni cinque anni invece che ogni tre.
Un esame che vede prima compra tempo. L'intervallo più lungo è la conseguenza della maggiore sensibilità, non uno sconto.
Perché non si usa il test migliore anche prima dei 30
È la parte più contro-intuitiva, e la ragione è precisa.
Nelle donne più giovani le infezioni da HPV sono molto frequenti, ma nella maggior parte dei casi regrediscono spontaneamente. Usare il test HPV in quella fascia significherebbe trovare moltissime infezioni destinate a risolversi da sole, con accertamenti e preoccupazioni che non cambiano l'esito.
Per questo il test HPV è raccomandato solo a partire dai 30-35 anni, e sotto quell'età resta indicato il Pap test ogni tre anni.
È un caso in cui lo strumento più sensibile viene deliberatamente non usato: la sensibilità è un vantaggio solo se quello che trova conta.
Positivo non vuol dire ammalata
Un test HPV positivo non porta direttamente a un trattamento: apre una sequenza di verifiche.
- Il materiale già prelevato viene esaminato al microscopio: è il Pap test di triage.
- Se emergono alterazioni delle cellule, si procede con la colposcopia.
- Se la valutazione citologica non evidenzia atipie, il test HPV si ripete a un anno di distanza.
Quindi un risultato positivo con citologia negativa non comporta alcun intervento: comporta un controllo anticipato. È lo stesso ragionamento che vale per tutti gli screening — un test positivo è un motivo per guardare meglio, non una diagnosi.
Vaccinata: lo screening serve lo stesso
È raccomandato a tutte le donne che si siano sottoposte a vaccinazione anti-HPV aderire ugualmente allo screening.
La ragione è aritmetica: il vaccino previene oltre il 70% dei tumori del collo dell'utero. È moltissimo, e non è tutto — la quota restante è esattamente ciò per cui lo screening continua a esistere.
Le due misure agiscono su tempi diversi: la vaccinazione prima dell'esposizione al virus, lo screening dopo. Nessuna delle due sostituisce l'altra.
Dopo i 65 anni
Per una donna che ha eseguito regolarmente il Pap test o il test HPV, dopo i 64 anni si può ragionevolmente escludere la presenza di questo tumore anche per gli anni futuri, visti i tempi di sviluppo molto lenti.
Ma se una donna di 65 anni o più non ha mai eseguito un Pap test o un test HPV, pur non rientrando per età nei protocolli di screening, dovrebbe effettuare il test HPV almeno una volta.
È un'indicazione che sfugge facilmente, proprio perché riguarda chi è uscita dalla fascia degli inviti senza esserci mai entrata davvero.
Chi lo fa e chi no
L'Italia è stata, insieme ai Paesi Bassi, il primo paese europeo a permettere alle regioni di adottare l'HPV come test primario di screening.
La copertura dei programmi organizzati resta però disomogenea: alta al Nord e al Centro, sensibilmente più bassa al Sud. Sul potenziale, la formulazione degli esperti è netta: i casi sarebbero praticamente azzerabili se si seguissero gli schemi di prevenzione — vaccinazione e screening insieme.
Va ricordato che il cancro della cervice uterina generalmente non dà sintomi nelle fasi iniziali: è la ragione per cui esiste uno screening organizzato invece di un'attesa dei sintomi.
Che cosa questa pagina non fa
- Non sostituisce il programma regionale: le modalità di gestione possono differire.
- Non interpreta un referto, che va letto da chi ha in mano il quadro completo.
- Non suggerisce di fare esami più spesso: l'intervallo è calibrato sul test, e anticiparlo non aggiunge protezione.
- Non riguarda le donne con sintomi, per cui il percorso è diagnostico e non di screening.
- Non copre gli altri screening oncologici, che hanno protocolli propri.
Domande frequenti
Perché ogni cinque anni e non ogni tre?
Perché cambia l'esame, non l'attenzione. Dai 25 ai 29 anni il riferimento è il Pap test ogni tre anni, mentre dai 30 ai 65 è il test HPV-DNA ogni cinque. Il test HPV rileva la presenza del virus prima che questo abbia avuto la possibilità di generare lesioni precancerose, e proprio perché trova le lesioni più precocemente può essere ripetuto a distanza maggiore. L'intervallo più lungo è quindi la conseguenza della maggiore sensibilità dell'esame, non uno sconto sul controllo.
Perché sotto i 30 anni non si usa il test più sensibile?
Perché in quella fascia troverebbe soprattutto cose destinate a risolversi. Nelle donne più giovani le infezioni da HPV sono molto frequenti ma nella maggior parte dei casi regrediscono spontaneamente, e per questo il test HPV è raccomandato solo a partire dai trenta-trentacinque anni, mentre sotto quell'età resta indicato il Pap test ogni tre anni. È un caso in cui lo strumento più sensibile viene deliberatamente non usato: la sensibilità è un vantaggio solo se quello che trova cambia qualcosa.
Un test HPV positivo che cosa comporta?
Non un trattamento ma una sequenza di verifiche. Il materiale già prelevato viene esaminato al microscopio, in un esame che prende il nome di Pap test di triage; se emergono alterazioni a carico delle cellule si procede con la colposcopia; se invece la valutazione citologica non evidenzia atipie, il test HPV si ripete a un anno di distanza. Un risultato positivo con citologia negativa non comporta quindi alcun intervento ma un controllo anticipato: come per ogni screening, un test positivo è un motivo per guardare meglio, non una diagnosi.
Se sono vaccinata devo fare lo screening?
Sì, ed è raccomandato esplicitamente a tutte le donne che si siano sottoposte a vaccinazione anti-HPV di aderire ugualmente allo screening. La ragione è aritmetica: il vaccino previene oltre il settanta per cento dei tumori del collo dell'utero, che è moltissimo ma non è tutto, e la quota restante è esattamente ciò per cui lo screening continua a esistere. Le due misure agiscono inoltre in momenti diversi — la vaccinazione prima dell'esposizione al virus, lo screening dopo — e nessuna sostituisce l'altra.
Dopo i 65 anni si smette?
Dipende da che cosa è stato fatto prima. Per una donna che ha eseguito regolarmente il Pap test o il test HPV, dopo i sessantaquattro anni si può ragionevolmente escludere la presenza di questo tumore anche per gli anni futuri, visti i tempi di sviluppo molto lenti. Ma se una donna di sessantacinque anni o più non ha mai eseguito un Pap test o un test HPV, pur non rientrando per età nei protocolli di screening, dovrebbe effettuare il test HPV almeno una volta. È un'indicazione che sfugge facilmente, perché riguarda proprio chi è uscita dalla fascia degli inviti senza esserci mai entrata.
Da leggere insieme a questo
Anche qui vale la logica del triage: un test positivo apre una verifica, non una diagnosi.
Fonte e metodo
- Protocollo 25-29 anni
- Il test di riferimento resta il Pap test, da effettuarsi ogni tre anni
- Protocollo 30-65 anni
- L'esame è il test HPV-DNA, da ripetersi ogni cinque anni
- Ragione dell'intervallo
- Il test HPV consente di rilevare la presenza del virus prima che abbia generato lesioni precancerose; poiché trova le lesioni più precocemente, può essere ripetuto ogni cinque anni invece che ogni tre
- Ragione del limite di età
- Nelle donne più giovani le infezioni da HPV sono molto frequenti ma nella maggior parte dei casi regrediscono spontaneamente; per questo il test HPV è raccomandato solo a partire dai 30-35 anni
- Percorso in caso di positività
- Il materiale prelevato viene esaminato al microscopio in un Pap test di triage; se evidenzia alterazioni delle cellule si procede con la colposcopia; se non evidenzia atipie la paziente ripete l'HPV test a un anno di distanza
- Vaccinazione e screening
- È raccomandato a tutte le donne vaccinate contro l'HPV di aderire ugualmente allo screening; il vaccino previene oltre il 70% dei tumori del collo dell'utero
- Dopo i 64 anni
- Per una donna che ha eseguito regolarmente Pap test o test HPV si può ragionevolmente escludere la presenza del tumore anche per gli anni futuri, visti i tempi di sviluppo molto lenti
- Chi non ha mai fatto esami
- Una donna di 65 anni o più che non abbia mai eseguito un Pap test o un test HPV dovrebbe effettuare il test HPV almeno una volta, pur non rientrando per età nei protocolli
- Contesto italiano
- L'Italia è stata, insieme ai Paesi Bassi, il primo paese europeo a permettere alle regioni di adottare l'HPV come test primario di screening
- Copertura
- La copertura dei programmi organizzati è alta al Nord e al Centro e sensibilmente più bassa al Sud
- Potenziale
- Gli esperti indicano che i casi sarebbero praticamente azzerabili seguendo gli schemi di prevenzione, cioè vaccinazione e screening insieme
- Sintomi
- Il cancro della cervice uterina generalmente non dà sintomi nelle fasi iniziali
- Variabilità regionale
- Ogni regione può avere differenze sulle modalità di gestione del protocollo di screening
- Limiti
- Non sostituisce il programma regionale; non interpreta referti; non riguarda le donne con sintomi, per cui il percorso è diagnostico e non di screening
- Pubblicato
- 28 agosto 2026
- Ultima revisione
- 28 agosto 2026
- Prossima revisione
- febbraio 2027
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