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Cuore e circolazione

Frequenza Cardiaca Massima — la formula più usata non viene da uno studio

«Duecentoventi meno l'età» è probabilmente il calcolo di fisiologia più conosciuto al mondo. Non nacque da uno studio: fu una regola pratica ricavata guardando un grafico. E c'è di più — applicando una regressione ai dati originali si ottiene un'equazione diversa.

Aggiornato il 28 agosto 2026 Tanaka 18.712 soggetti Nessun dato inviato

Misurare davvero la frequenza massima richiede uno sforzo massimale, che non è adatto a chiunque: chi non si allena da tempo, chi ha più di una certa età senza valutazioni recenti e chi ha condizioni cardiovascolari note dovrebbe parlarne prima con il medico. Questa pagina stima e non prescrive test.

La tua stima

Se conosci la tua frequenza massima misurata in un test, inseriscila: le stime servono solo a chi non ce l'ha.

anni
bpm
bpm

Da dove viene davvero

La formula è attribuita a Fox, Naughton e Haskell, in un lavoro del 1971. Il punto è che non condussero uno studio per ricavarla: citarono undici ricerche precedenti, molte delle quali non pubblicate, tracciarono una linea che approssimava i punti e ne fecero una regola pratica.

Una revisione del 2002 ha ricostruito la vicenda e ha osservato che l'equazione non fu mai testata come strumento di previsione. Ha anche segnalato un dettaglio che pesa: tra i soggetti di quegli studi ce n'erano diversi in terapia con beta-bloccanti, farmaci che abbassano artificialmente la frequenza cardiaca.

E poi c'è il colpo di scena. Gli stessi revisori hanno applicato una regressione ai dati originali di Fox e collaboratori, ottenendo HRmax = 215,4 − 0,9147 × età. In altre parole: nemmeno i dati da cui la formula fu osservata la sostengono. La correlazione di quella regressione era 0,51, con un errore standard di 21 battiti.

La formula si è diffusa comunque, per la ragione più semplice: è facile da ricordare.

Che cosa dicono i dati raccolti dopo

Nel 2001 Tanaka, Monahan e Seals pubblicarono sul Journal of the American College of Cardiology una meta-analisi di 351 studi su 18.712 soggetti, validandone poi il risultato su 514 adulti sani. Ne uscì:

HRmax = 208 − 0,7 × età

Il confronto con la formula classica mostra un errore che cambia segno con l'età: «220 meno l'età» sovrastima nei giovani e sottostima negli anziani.

Età220 − etàTanakaDifferenza
20 anni200194−6
40 anni1801800
60 anni160166+6
80 anni140152+12

Le due formule coincidono intorno ai quarant'anni, il che spiega perché l'errore sia passato inosservato tanto a lungo: nella fascia d'età più studiata la vecchia regola funzionava.

Il limite che nessuna formula supera

Anche la migliore equazione basata sull'età resta una media, e la variabilità individuale è enorme.

La conseguenza pratica è la parte che conta: uno scarto di dodici battiti trasla tutte le zone di allenamento. Un fondo lento calcolato su una massima sovrastimata diventa un lavoro medio; una seduta di soglia su una massima sottostimata diventa un recupero attivo.

Le altre equazioni

Nessuna di queste risolve il problema di fondo. Servono a ridurre l'errore sistematico, non quello individuale.

Che cosa questo calcolo non fa

Domande frequenti

Il mio orologio usa 220 meno l'età: devo cambiare le zone?

Dipende dalla tua età, ed è la parte interessante. Intorno ai quarant'anni le due formule coincidono quasi esattamente, quindi non cambierebbe nulla. Sotto i trenta la formula classica sovrastima di qualche battito, sopra i sessanta sottostima in modo crescente: a settant'anni la differenza arriva a nove battiti, a ottanta a dodici. Se rientri in quelle fasce vale la pena rifare i conti, perché uno scarto di quell'ordine trasla ogni zona. Detto questo, il modo più affidabile resta osservare la frequenza più alta che raggiungi realmente in uno sforzo intenso.

Perché una formula mai validata è diventata universale?

Perché era facile da ricordare e arrivò in un momento in cui non c'era nulla di meglio. La ricostruzione storica pubblicata nel 2002 ha mostrato che gli autori del 1971 non condussero uno studio: citarono undici ricerche precedenti, molte non pubblicate, e tracciarono una linea approssimativa. La formula entrò nei manuali, poi nei cardiofrequenzimetri, poi negli orologi, e a quel punto sostituirla richiedeva molto più che pubblicare un dato migliore. È lo stesso meccanismo per cui altre convenzioni sopravvivono alla propria smentita.

Posso alzare la mia frequenza massima allenandomi?

Non in modo apprezzabile: è determinata soprattutto da genetica ed età, e tende a diminuire con gli anni indipendentemente da quanto ti alleni. Quello che l'allenamento cambia è tutto il resto — la frequenza a riposo scende, la quantità di lavoro che riesci a sostenere a una data percentuale della massima aumenta, e il recupero dopo lo sforzo diventa più rapido. È anche il motivo per cui una massima più alta non indica una condizione migliore: due persone con la stessa massima possono avere capacità aerobiche completamente diverse.

Ho misurato 195 ma la formula dice 180: uno dei due sbaglia?

Quasi certamente no, ed è esattamente il fenomeno che questa pagina descrive. La deviazione standard intorno alle stime basate sull'età è di dieci-dodici battiti, e circa una persona su tre si colloca oltre dieci battiti dal valore previsto. Secondo i dati della meta-analisi di Tanaka, due quarantenni sani possono avere massime di centosessanta e duecento battiti. Se il tuo valore viene da uno sforzo davvero massimale, quello è il numero da usare: la formula serve solo a chi non ha una misura.

Prendo un beta-bloccante: posso usare queste stime?

No, e la questione non è marginale. I beta-bloccanti riducono la frequenza cardiaca raggiungibile sotto sforzo, quindi qualunque stima basata sull'età sovrastima ampiamente il tuo massimo reale e le zone che ne derivano sono inapplicabili. C'è un dettaglio storico curioso: la revisione del 2002 ha osservato che tra i soggetti degli studi da cui nacque la formula del 1971 ce n'erano proprio diversi in terapia con beta-bloccanti. Con una terapia in corso, i riferimenti per l'attività fisica vanno concordati con il medico.

Fonte e metodo

Formula classica
HRmax = 220 − età — Fox, Naughton e Haskell, 1971
Origine
Nessuno studio originale: undici ricerche precedenti, molte non pubblicate, approssimate con una linea; mai testata come strumento di previsione
Contraddizione interna
Una regressione sui dati originali di Fox dà HRmax = 215,4 − 0,9147 × età, con r = 0,51 ed errore standard di 21 bpm
Tanaka (2001)
HRmax = 208 − 0,7 × età — meta-analisi di 351 studi su 18.712 soggetti, validata su 514 adulti sani
Gellish (2007)
207 − 0,7 × età
HUNT
211 − 0,64 × età
Gulati (2010)
206 − 0,88 × età — da 5.437 donne, unica equazione specifica per sesso
Errore
Deviazione standard di 10-12 bpm; circa una persona su tre si colloca oltre 10 bpm dalla stima
Zone
Percentuali della massima; il metodo di Karvonen usa la riserva cardiaca, cioè la differenza tra massima e riposo
Limiti
Non applicabile in terapia con beta-bloccanti; la massima non è un indicatore di forma
Pubblicato
28 agosto 2026
Ultima revisione
28 agosto 2026
Prossima revisione
febbraio 2027

Questo strumento non formula diagnosi e non sostituisce il parere del medico. Vedi l'avviso medico.